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  • Fenomeno Pazzini:| Una vita in offerta speciale

    Fenomeno Pazzini:| Una vita in offerta speciale

    Era l'inverno del 2005, nella sala della conferenza stampa c'era un paio di cronisti, il resto aveva preferito rimanere fuori, in attesa della vera notizia. Dentro, la Fiorentina presentava Giampaolo Pazzini, giovane attaccante acquistato dall'Atalanta, toscano, figlio e fratello di calciatori, da sempre tifoso viola. Disse, come tutti (solo che nel suo caso era vero): "Con questa maglia si realizza un sogno". Poi fu lui a fare una domanda: "Ma è vero che sta arrivando Bojinov?". Gli rispose un trambusto all'esterno, anche i due giornalisti rimasti per lui uscirono. Li seguì. Era in effetti arrivato Bojinov, il suo tempo era scaduto, il suo spazio era finito. Avverando la feroce massima per cui "quando gli dei vogliono punirti realizzano il tuo sogno" Pazzini, che credeva di essere sbarcato in paradiso, precipitò nel girone delle promesse mancate, dove si guarda giocare un altro. Riemerse con due anni di purgatorio sampdoriano e solo domenica pomeriggio, in maniera sacrosanta e definitiva, è uscito a riveder le stelle. È sbucato dal tunnel di San Siro accanto a Eto'o e Milito, li ha oscurati, si è preso i riflettori, gli applausi e, finalmente, lo spazio a centro area di una squadra che è stata e può tornare grande. "Meglio di un sogno", ha detto dopo, aggrappandosi alla realtà per scongiurare il ripetersi di una maledizione.

    Pazzini è una strana specie di pianta: sboccia a gennaio. È in quel mese freddo che qualcuno, mosso da disperazione per lo squallore del proprio arredo, va al mercatino in cerca di un'idea ravvivante e ce lo trova, curiosamente in saldo. Successe la stessa cosa due anni fa. A Firenze non aveva sfondato. Quando si era creato uno spiraglio, dopo Toni e prima di Gilardino, non era riuscito a infilarsi. Poi si era immalinconito all'ombra di Mutu e, perfino a quella (che proprio un'ombra era) di Vieri. Si fece avanti la Sampdoria offrendo nove milioni di euro in tre anni (di fatto ha finito di pagarlo quando l'ha rivenduto) più Bonazzoli. Per chi è pratico di matematica applicata al calcio la somma fa: nove milioni di euro. Pazzini fece i bagagli. Ci mise dentro tutto quello che aveva. Il diploma di ragioniere. La "forca", strumento di legno a forma di L rovesciata cui si appende un pallone per insegnare ai ragazzini a saltare di testa e colpire. Il pallone della tripletta conquistato nel nuovo stadio Wembley con la Under 21. Le fotografie della fidanzata dall'adolescenza, Silvia Slitti, principessa del cioccolato, unico caso di ragazza che prima si mette con un calciatore e dopo appare in tv come Qualcosina (nel suo caso l'or non più stimatissimo ruolo di meteorina del tg di Emilio Fede). Lasciò un biglietto per l'allenatore Prandelli: "Ci rivedremo".

    Si sono rivisti. Pazzini gli correva incontro dopo il gol del 2 a 0 segnato alla Fiorentina. La telecamera zoomò, la bocca tra le dita a V con cui celebra le marcature sillabava un insulto. Era un giocatore ri-nato. Ri-venuto alla luce. I suoi ri-esordi sono di quelli con il botto. In nazionale: gol. In Champions: gol. All'Inter: gol. Un nuovo gennaio: ri-sboccia Pazzini. Comprato all'ultimo, manco era sulla lista della spesa, ma la vetrina aveva scritte tipo: "Liquidazione folle", "Mi voglio rovinare". In negozio, Garrone. "Amico Garrone", diceva domenica uno striscione nella curva sbagliata, quella del Genoa. In quella doriana, meno entusiasmo: uno fa l'abbonamento per i gioielli Cassano e Pazzini e si ritrova Macheda e Maccarone, due Rolex di Chinatown. Il centravanti che l'anno scorso regalò lo scudetto all'Inter (doppietta alla Roma capolista) le è stato quasi regalato. Dodici milioni (in 5 anni) più Biabiany. Sempre per la matematica applicata la calcio la somma fa: dodici milioni. In estate Garrone, come un banditore da mercato, urlava: "Non lo do per cento!". Dopo l'uscita dalla Champions: "Non lo do per cinquanta!". L'ha dato per dodici. Da non crederci. Uno prende un giocatore sfiorito, lo rigenera, lo manda in nazionale e lo rivende ricavandoci appena tre milioni (più Biabiany meno Bonazzoli, che fa sempre zero). Da non crederci proprio.

    Di sicuro ci ha guadagnato lui, il Pazzo. Andava a pescare in riviera con Palombo, ora va a caccia in area con Eto'o. Era partito per il mondiale sudafricano annunciando: "L'undici luglio alzerò qualcosa di giallo". Trovandosi a Forte dei Marmi con Miss Meteo mentre Iniesta abbrancava la coppa, aveva sollevato un limone. Sembrava, in estate, tutto quel che gli era dato spremere dal futuro. La Champions era stata un'illusione alimentata dai suoi gol. Lo scudetto? "Non scherziamo, lo vince l'Inter, con i campioni che ha". Ecco, ora deve incarnarsi nella profezia che si autoavvera. Gli eroi di maggio sono stanchi, tocca al principe che venne dai saldi.

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