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Se esiste e resiste da settantadue anni un valido motivo dovrà pur esserci. Anche quelli che fanno finta di nulla oppure coloro i quali lo definiscono un evento da buttare nella spazzatura, alla fine finiscono per esserne almeno incuriositi e di parlarne. "Sanremo è Sanremo", diceva Pippo Baudo, e il Festival è il suo profeta aggiungiamo noi. Un totem del quale si può anche sparlare con tanto di puzza sotto il naso, ma mai rimanerne indifferenti. Dai tempi della radio a quelli dei super televisori soltanto il calcio riesce a riunire così tanta gente. Con la differenza che il gioco del pallone è fatalmente divisivo, contrariamente all'effetto unificante della musica.

Dicono che i giovani e i ragazzini snobbino volutamente l'evento perché sarebbe materia per anziani nostalgici e demodè. Non è affatto vero. Probabilmente anche grazie al clamoroso successo ottenuto dai Maneskin l'anno scorso, prima sul palco dell'Ariston e poi in giro per il mondo, questa volta è nato ed è in funzione da qualche settimana il "Fantafestival" che, proprio come il "Fantacalcio" si propone come gioco totalizzante. Quindi "zitti e buoni" tutti quanti da questa sera sino a sabato quando verrà assegnato lo scudetto alla canzone più bella. 
Non solo musica, naturalmente. La kermesse sanremese, infatti, si è sempre contraddistinta anche come modello anticipatore di costumi e modi di essere o, comunque, come specchio di una società in continuo divenire. Dall'eleganza pudica e borghese di Nilla Pizzi ai rossori di Gigliola Cinquetti, dalle romanze di Claudio Villa allo swing di Domenico Modugno, dal pudore di Johnny Dorelli alle trasgressioni di Adriano Celentano, dal sentimentale di Orietta Berti allo scandalismo di Loredana Bertè, dalla creatività di Jannacci all'istrionismo di Renato Zero, dalla poesia di Giorgio Faletti all'ecologismo di Al Bano, dalla freschezza di Laura Pausini al controcorrente di Giorgio Gaber. Dalla preistoria a oggi senza soluzione di continuità per farci scoprire come eravamo in quel momento. 

Ammetto di essere felice per la fortuna che mi è stata concessa. Per dodici anni consecutivi, come inviato di "Tuttosport", ho avuto il piacere di poter intervallare il calcio e lo sport in genere con la parentesi di una settimana piena vissuta a Sanremo per raccontare il bello e il brutto del Festival. Non una vacanza, ma una fatica bestiale perché si dorme tre o quattro ore a notte si mangia quando capita. Con me, nel ruolo di maestro, una persona eccezionale come professionista e come uomo. Sandro Ciotti, "la voce" delle domeniche calcistiche prestata alla musica della quale era competente essendo lui un eccellente pianista jazz. A lui, in primis, lancerò il mio pensiero affettuoso questa sera nell'istante in cui Amadeus aprirà i lavori. E ritengo che sarebbe doveroso per il direttore artistico e presentatore del Festival fare altrettanto ufficialmente per ricordare chi ascolterà da lontano, insieme con tanti altri, la musica destinata a volare in cielo.