Gianni Infantino è stato rieletto come presidente della Fifa fino al 2023. Nell'assemblea in corso a Parigi, come previsto, il numero 1 è stato nuovamente eletto per acclamazione a capo della Fifa, con un mandato fino al 2023. Infantino ha ricordato Lennart Johansson, presidente dal 1990 al 2007, scomparso nella notte, per poi soffermarsi sui meriti e i traguardi della sua gestione, rimarcando una netta differenza con l'era Blatter.

Queste le sue parole: "Ricordate la situazione tre anni e quattro mesi fa? Quando sono stato eletto per la prima volta? Oggi nessuno parla più di crisi, di ricostruzione, di scandali, oggi si parla solo di calcio. Abbiamo recuperato da quella difficile situazione. Da istituzione con infiltrazioni criminali a organizzazione che sviluppa il calcio. Oggi la Fifa è simbolo di onestà, qualità, professionalità. Certo, lo dico io che non sono per niente oggettivo, sono totalmente soggettivo. Non sono stato perfetto, ho commesso degli errori. Ma se andiamo a vedere cosa abbiamo fatto…”

SUI MERITI DELLA SUA GESTIONE - "La trasparenza. La situazione finanziaria: in tempi di crisi, in tempi in cui nessuno voleva essere accostato al nome della Fifa, siamo passati da un bilancio di 5 a uno di 6,4 miliardi di dollari, e abbiamo aumentato le riserve pur distribuendo fondi alle federazioni. Poi: il controllo da parte di audit esterni sui nostri conti. L’aumento del Mondiale da 32 a 48 squadre, con 16 nazioni che potranno qualificarsi e sviluppare il calcio. Il Mondiale più bello di sempre, in Russia, in un Paese considerato violento e burocratico, e che invece ha dato dimostrazione di organizzazione e accoglienza. Il Mondiale per club a 24 squadre in arrivo dal 2021. L’assegnazione trasparente del Mondiale 2026 a Usa, Canada e Messico. L’introduzione del Var che non cambia il calcio ma lo aiuta e lo rende più pulito. Le commissioni dove si discute democraticamente il futuro del calcio. Gli accordi con le associazioni mondiali. Le donne nell’amministrazione Fifa".