Calciomercato.com

  • Filosofia Del Piero:|'Il calcio è divertimento'

    Filosofia Del Piero:|'Il calcio è divertimento'

    È ancora l’icona. Si può discutere all’infinito sull’opportunità della scelta tecnica di lasciarlo a casa a fine stagione. Ma non si può pensare che senza Alex l’immagine della Juve sarà la stessa cosa: quando Del Piero avrà smesso la maglia che ha indossato per 18 anni, bisognerà trovare qualcuno in cui la gente, soprattutto all’estero, riconosca la Juve come succede con lui. Anche se non ha più la freschezza di quand’era ragazzo e il dribbling gli riesce più lento, e talvolta non gli riesce più per un ritardo nel riflesso, Del Piero ha mantenuto inossidabile la propria statura internazionale. Su cento magliette bianconere che abbiamo visto addosso ai tifosi nella trasferta araba, più della metà avevano il suo numero e il suo nome. E quando entra in uno stadio, come ieri a Riad, dove c’era mezza curva popolata di sauditi juventini che intonavano gli stessi cori che si ascoltano a Torino, l’applauso più prolungato è per lui.


    Per il mondo resta un «top player». E’ il fenomeno per cui una «star» non invecchia mai agli occhi del proprio pubblico: la riconoscono e la custodiscono. Si malignerà che succede sempre più spesso nelle partite che sconfinano con l’esibizione. Non è così e comunque non avrebbe importanza. «Siamo andati alla consegna dei Golden Globe convinti che la stella fosse Ronaldo e non Del Piero - ci ha raccontato un giornalista a Dubai -. Siamo usciti dalla festa con la sensazione opposta. Ronaldo sarà anche il più bravo ma è villano e non sa comportarsi da campione come Del Piero, che firma autografi con un sorriso e accetta la foto con tutti».

    Il premio, ricevuto negli Emirati la settimana scorsa, è stato un suo trionfo. Poiché conosce il mondo e ha mantenuto la furbizia contadina, Alex ha conquistato tutti raccontando un paio di dettagli sul campionato arabo come se fosse il suo pane quotidiano. E gli arabi gli si sono sciolti ai piedi. Alla gente che vede il calcio come uno show pulito Del Piero piace perchè non tradisce. Anzi sguazza nei match in cui lo spettacolo conta più del risultato. Ieri avrebbe potuto traccheggiare in una partita che più che celebrare l’addio al calcio del portiere-monumento Mohamed Al Deayea, è stata come la pesca alla trota nei laghetti d’allevamento: quando getti l’amo ne prendi quante ne vuoi. Invece Alex ha voluto metterci il timbro perché la gente che l’aveva acclamato non uscisse delusa. Un sinistro dopo una finta in giravolta a stordire il difensore pellegrino che lo marcava e un tocco morbido sull’uscita del portiere, imbeccato da Vidal. Il primo e il secondo dei 7 gol juventini: i due che si ricordano di più.

    «Per me - racconta - vale un pensiero di Magic Johnson, l’ex campione di basket: si gioca per vincere, per divertirsi e per divertire. Quando le tre cose si combinano sono felice». Non abbiamo capito invece se la felicità sia intaccata dalla consapevolezza che si avvicina l’ultima svolta della carriera. Forse Del Piero se ne è fatto una ragione e vive i mesi alla Juve come se non fossero gli ultimi: «Il fatto che ci sia Borriello e cresca la concorrenza non mi cambia nulla come è sempre stato, chiunque arrivasse alla Juve. Ho passato un bel periodo, gli ultimi 15 giorni mi hanno dato soddisfazioni e mi rituffo con la squadra nel campionato: abbiamo il tempo per ritrovare la determinazione per andare a Lecce e non finire come è successo altre volte, sapendo che il Milan è tornato e noi dovremo rendere sempre al 101 per cento, senza cali di attenzione, se lo vogliamo contrastare». Ieri, dopo la prima rete Del Piero è quasi andato a scusarsi con Al Deayea. «Era la sua festa, peccato rovinarla. Ma a uno che ha avuto una carriera così straordinaria l’ultima partita non aggiunge e non toglie niente e credo che piaccia vedere che gli altri giocano senza avere pietà né fare regali». Un giorno, probabilmente non lontano ma insondabile, piacerà anche a lui.


    Altre Notizie