La tratta del mercato viola si è scissa binariamente: il nucleo con base in Spagna si è scorporato in due, stazionando adesso in Portogallo e in Francia. E se da quest’ultima sono arrivati elementi interessanti come Jordan Veretout e Bryan Dabo, preziosa riserve, dalla terra lusitana la Fiorentina non ha certo raccolto frutti prosperosi.

AMICIZIA – Il rapporto tra il Direttore Sportivo della società gigliata Carlos Freitas – un passato in giro per l’Europa, fu lui che trattò la cessione di Cristiano Ronaldo al Manchester United – con Jorge Mendes, uno dei più influenti e potenti procuratori del globo calcistico, non sta favorendo la qualità della formazione di Stefano Pioli. Gil Dias e Bruno Gaspar, arrivati in estate all’ombra del Duomo con operazioni economicamente discutibili, hanno fin qui deluso, usando un eufemismo. NEGATIVI - Prestazioni scadenti, qualità assenti: i due portoghesi stanno lasciando a desiderare. L’esterno ha totalizzato ventisette presenze, dieci delle quali da titolare, mettendo a referto due reti e altrettanti assist, eccellendo, però, nello spreco di contropiedi e facendosi riconoscere per i numerosi dribbling falliti. Il terzino destro, che inizialmente aveva illuso di poter colmare la falla quasi decennale su quella fascia, ha giocato, invece, quattordici gare, fino a quando Laurini non si è legato bene gli scarpini e Pioli gli ha preferito anche Milenkovic fuori posizione, vincendo peraltro la scommessa.

ECONOMICAMENTE INCOMPRENSIBILI – Gil Dias, sbarcato a Firenze dopo i rifiuti di Jesè Rodriguez ed Emre Mor, è diventato viola con una formula bizzarra, se paragonata alle caratteristiche mostrate: prestito biennale con diritto di riscatto fissato a venti milioni di euro. Che, nel bene o nel male, può rivelarsi una fregatura, specialmente quando tratti con agenti di tale caratura. Bruno Gaspar, invece, è stato pagato 4,5 milioni. E c’è poco altro da aggiungere. La dirigenza viola vorrebbe rispedire, in estate, l’esterno al mittente, provando a puntare su altri profili, così come in uscita c’è il difensore che, al contrario, potrebbe partire in prestito, visto anche l’investimento difficilmente recuperabile senza un tentativo estremo di valorizzazione. Sostiene Mendes.