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‘Mio padre vedeva il calcio come uno sport non formativo,di poco sacrificio, quindi a lui piacevano il rugby, lo sci di fondo, il nuoto e la pallanuoto. Tutti sport che comportano un sacrificio enorme. Io a cinque anni facevo ginnastica e di inverno praticavo lo sci di fondo, ho iniziato a sei anni, fino all’età di 12-13 anni. Mia mamma è molto esigente, il meglio da tutte le cose. Non vuole che si perda tempo. Anche a me diceva sempre che potevo giocare a calcio e studiare, aggiungendo che se non mi fossi diplomato, non avrei potuto continuare con il calcio. Con mia sorella ho un rapporto unico, e piu’ andiamo avanti, piu’ siamo legati. Nei momenti difficili, apprezzi di piu’ chi ti sta vicino, e con lei è così. Siamo una coppia di fratelli affiatati’.
L’esterno destro della Fiorentina Lorenzo De Silvestri si è raccontato in esclusiva ai microfoni di Mediaset Premium. ‘La Lazio è la mia mamma, visto che mi ha cresciuto fin da quando sono piccolo, visto che mi ha cresciuto, mi ha fatto debuttare in serie A, mi ha portato fino in Champions League – ha aggiunto l’ex capitano dell’Under 21 di Pierluigi Casiraghi – Mi ha fatto diventare calciatore, e non posso che parlare bene della Lazio. E’la squadra della mia città, mi ha fatto provare emozioni forti. Roma è bellissima, è la mia città, le mie origini, la città dove vivro’ quando smettero’ di giocare, e cercherò di apprezzarla e scoprirla piu’ di quanto non ho fatto oggi. delio Rossi per me è stato un maestro, mi ha insegnato tutto, ha ‘perso tempo’ con me fin da quando ero della Primavera.. Mi ha tenuto mezz’ora-quaranta minuti oltre gli allenamenti a ripassare ogni cosa, a migliorare. E’stato un maestro, un insegnante di calcio. Gli devo tanto’. ‘Conobbi Gabriele Sandri alla festa per i miei diciotto anni, tramite un amico, perché cercavo un deejay e mi venne presentato- ha ancora raccontato Lorenzo De Silvestri – Era tifoso laziale, quindi era contentissimo di venire a fare questa festa. Poi è nata questa amicizia che andava oltre, un tifoso vero della Lazio, con cui parlavamo d’altro. Credevo ogni volta che ci incontravamo che mi chiedesse della Lazio, ed invece finivamo con parlare di altre cose, di vestiti, di donne, di tutto. Capiva che per me era pressante parlare sempre della Lazio. Era un ragazzo unico. Non posso che parlare bene di lui, era un esempio da prendere, lo portero’ sempre con me dopo questa tragedia. Non voglio che si strumentalizzi questa tragedia, ma è una cosa privata la nostra amicizia, ma se n’è parlato troppo, a sproposito. Trovarsi nei panni dei genitori non è stato facile. Tutte le volte che mi sono fermato nell’autogrill in cui è stato ucciso, mi sono sempre fermato, perché non ce la facevo ad andare avanti e non fermarmi. E’stata una cosa pazzesca, impensabile e quindi mi fa strano parlare di quell’avvenimento incredibile. Il derby è sempre una partita incredibile, ma quel derby dopo la morte di Gabriele c’era un’aria strana. Mi ricordo che il padre fece il primo tempo nella curva della Lazio, ed il secondo in quella della Roma, ci fu un’aria di famiglia fra le due tifoserie, cosa che non c’e’ mai, visto l’alta rivalità. Un derby unico, Gabriele ha unito le due tifoserie. Con Cristiano, il fratello, ci sentiamo, visto che ha fondato una fondazione che ricorda Gabriele per ricordarlo. Per me è un piacere non un dovere ricordarlo. La sua famiglia è sana, pulita che mi dà tanto piacere sentirli’. De Silvestri ha infine parlato anche del suo rapporto con il c.t. della Nazionale Cesare Prandelli. ‘E’una persona molto pacata, a modo, che ti spiega tantissimo le cose, che fa giocare bene la squadra, che punta a far giocare bene le sue squadre – ha concluso De Silvestri – Ho ottimi ricordi con lui. Mi ha portato in Nazionale e non potro’ mai scordarmi quella sera. A Parma, il giorno del mio primo gol in serie A, prima della partita non so perché Montolivo e Donadel mi dissero che avrei segnato. Giocai esterno alto, ci fu una palla di Jovetic nel mezzo, mi feci largo e di punta segnai. Non potevo crederci, tanto che dalla panchina chi mi vide penso’ quasi che avessi realizzato un gol che valeva un mondiale’.