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Non chiamatelo Padre Pio. Non vuole, non gli piace. Delio Rossi lo ripete ad ogni piè sospinto... 'Non sono Padre Pio, non chiamatemi padre Pio'. Mette le mani avanti il buon Delio, sceglie un 'low profile' che gli fa onore, ma benedett'uomo... un arbitro che annulla un gol regolare al Milan (favorendo per di più la Fiorentina), che non concede un paio di rigori evidenti allo stesso Milan, come lo vuoi chiamare? E', o non è, una sorta di miracolo? E per la proprietà transitiva, chi è che (senza scomodare nomi più illustri) faceva i miracoli? Padre Pio! E allora, non ce ne voglia il mister viola, ma l'accostamento sorge spontaneo. Anche perchè i miracoli di Padre Rossi (lo chiameremo così per accontentare tutti) non finiscono qua: pensiamo a De Silvestri che (una tantum) non sfigura e si riappropria della dignità perduta, pensiamo a Kharja che gioca, contrasta, si propone, insomma... fa il giocatore e non il pendolare, pensiamo a Nastasic, che probabilmente sognerà Pato anche di notte, ma vivaddio ha mostrato le stimmate del campione. Pensiamo a Boruc (qui padre Rossi non c'entra) che i miracoli li fa in proprio (non a caso lo chiamano il portiere santo) devia sul palo la stilettata del 'papero' rossonero e lo stoppa sul finale con la solita parata stile pallanuoto (per lui, ormai, un marchio di fabbrica).

Ma torniamo al miracolo originale: da Rosetti a Mazzoleni, verrebbe da dire, dai soprusi ripetuti degli ultimi anni (l'ultimo, clamoroso, nel febbraio 2010 quando l'arbitro torinese negò un rigore solare a Montolivo dando il via al contropiede vincente proprio di Pato) ai regali di sabato sera, dalle sette sconfitte consecutive contro il Milan al pareggio-brodino davanti ad un 'Franchi' pieno ed entusiasta. E a proposito, anche quello è stato un miracolo. Nel primo tempo i giocatori viola sono sembrati storditi dall'ambiente euforico, quasi hanno pagato la desuetudine a platee così gremite, ad incitamenti così continui, fragorosi... Poi si sono acclimatati, e tutto è filato più liscio.

(Quotidiano Viola)