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Un mercato improntato più alla difesa dei propri campioni (o presunti tali) che all'inserimento di nuovi elementi che possano fare la differenza, quello conclusosi ieri ad opera del direttore sportivo Pantaleo Corvino. Quest'ultimo, con un monte ingaggi che non doveva superare i venti milioni di euro netti, ha in realtà 'sforato' sia da questo punto di vista che nel diktat dell'autofinanziamento, visto che, fra acquisti e cessioni, la Fiorentina chiude con un passivo di circa dieci milioni di euro.

Se permangono dubbi sull'effettiva necessità di acquistare un nuovo portiere - Artur Boruc dal Celtic - con Frey in casa ed altri due elementi, Avramov e Seculin, che garantivano ricambio, l'acquisto migliore è quello di Gaetano D'Agostino, ad un prezzo eccellente, anche se in comproprietà, mentre l'arrivo 'last minute' di Cerci dà un ricambio sulla corsia destra, già affollata, non sanando invece la falla di un sostituto di Juan Manuel Vargas.

Partito con l'idea di dover costruire una rosa per il 4-3-3 di Sinisa Mihajlovic, Corvino pare non aver sanato delle carenze strutturali che l'anno scorso la Fiorentina ha messo in evidenza: sulla carta manca un difensore di personalità, un degno sostituto di Manuel Pasqual a sinistra (Gulan è considerato 'terza scelta' dal tecnico serbo viola, e Felipe, bocciato in pre-campionato, è un adattato in quel ruolo), un esterno sinistro alto che dia il cambio al peruviano ed un vice Gilardino.

La scommessa Babacar si inserisce nella politica di puntare sul settore giovanile, ma il senegalese, dopo le bacchettate in precampionato di Mihajlovic, reggerà la pressione di una città come Firenze che lo stima molto ma che difficilmente gli darà il tempo di crescere?

Acquisti: D'Agostino (c, Udinese), Papa Waigo (a, Southampton), Boruc (p, Celtic), Cerci (c, Roma).

Cessioni: Di Carmine (a, Frosinone), Goggi (c, fine contratto), Keirrison (a, fine contratto), Savio (a, Monaco 1860), Mazuch (d, Anderlecht).