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L'operazione fiato sul collo procede. La Fiorentina ha ripreso tre punti al Milan in una domenica perfetta, con un gol all'ultimo tuffo al Torino seguito dalla sconfitta dei rossoneri sul campo della Juve. Adesso la classifica è un ghigno sbattuto in faccia a Galliani e ai suoi: Fiorentina sotto di un punto a cinque giornate dalla fine, con gli scontri diretti a favore dei viola e un entusiasmo che vibra nel cuore di una squadra che mai si sarebbe sognata di arrivare fin lì. Perché l'obiettivo dichiarato si chiamava Europa League. Cioè la cosa più logica, visto che l'estate scorsa questa squadra è stata rifondata completamente dopo due anni di depressione globale. Tecnico nuovo, giocatori anche, molta voglia ma anche molte incognite, quelle che si sono dissolte a stretto giro grazie a quel gioco da urlo che ha trasformato completamente le caratteristiche esistenziali di una squadra improvvisamente lanciata nel giro delle più belle e fresche d'Europa. Tutto fantastico, quindi. Tanto che adesso tutti si chiedono: ma se andasse in porto il sogno Champions che succederà? E cosa cambia nella logica di una società che per ripartire ha scelto la strada della fantasia applicata alla serietà aziendale, scartando qualsiasi ipotesi di follie economiche sulla terra di un calcio che queste follie non se le può più permettere?


Ufficiosamente la risposta dei dirigenti a questa domanda è semplice: Nulla. In realtà senza Champions Jovetic parte, con Champions Jovetic resta. Il suo procuratore Ramadani, infatti, punta a portare via il suo assistito: Manchester City, Bayern e Juventus aspettano novità. Coi 30 milioni incassati da questa eventuale cessione la Fiorentina farebbe il suo mercato, tenendo conto che l'operazione Giuseppe Rossi (da oggi in gruppo) è stata fatta anche pensando a questa possibilità. Più complesso il discorso in caso di Champions, perché se è vero che i 25 milioni dei diritti posso evitare cessioni pregiate e in qualche modo sedare un po' le smanie affaristiche di Ramadani, è altrettanto vero che la Fiorentina esclude a priori l'idea di alzare il monte ingaggi oltre il 60 per cento degli introiti, il che significa che Jovetic potrebbe avere un aumento rispetto ai 2,2 milioni di euro annuali, ma non certo quei 4 messi sul piatto dal City l'estate scorsa. Questo significa che il destino del montenegrino resterà fino all'ultimo appeso a un filo sottile, anche perché il suo procuratore ha già fatto capire che se la Fiorentina si impunta la trattativa per il rinnovo di Ljajic (altro suo assistito) potrebbe bloccarsi definitivamente.

Ma oltre tutto questo sia Pradè che Macia, i due uomini di mercato dei Della Valle, da settimane lavorano per la costruzione della nuova Fiorentina, una squadra che andrà rinforzata molto in panchina e non troppo sul campo. I nomi? Tanti. Da Ogbonna (possibile contropartita nell'operazione Cerci) a Zuniga per la difesa, passando per il Papu Gomez pensando al 4-3-3 offensivo. Servirà anche un portiere, se alla fine Viviano non dovesse essere confermato. Dall'Inghilterra arriverà lo spagnolo di fascia sinistra Alonso. L'uruguayano Vecino, già in rosa (ma il passaporto comunitario non è arrivato in tempo), sarà il vice Aquilani, mentre Jordy Clasie, olandese del Feyenoord, potrebbe diventare il nuovo Pizarro (il cileno resterà ancora un anno). Tutto questo mentre la dirigenza tiene gli occhi bene aperti su possibili occasioni extralusso, come le scelte future di gente come Mario Gomez e Frank Lampard, giocatori arrivati alla fine delle loro lunghe storie nelle rispettive squadre e alla ricerca di nuove motivazioni. (‘La Repubblica’-Edizione Firenze)