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Delicata, come il suo sinistro. La situazione di Gaetano D'Agostino è tutta da decifrare. Resterà? Con quali prospettive? Belle domande, prive di risposta. Arrivato a Firenze che il mercato (estivo) doveva ancora cominciare pensava di aver svoltato. E con lui la Fiorentina. L'uomo giusto al posto e nel momento giusto, il regista che mancava. Tutto perfetto, sulla carta.
Preso in fretta e furia dopo l'addio di Prandelli, come fosse un nome da gettare in pasto alla folla per placarne la fame. E la rabbia. E pensare che era stato lo stesso tecnico di Orzinuovi, a più riprese, a battere quel tasto. Lo chiese nell'estate del 2009, ma costava troppo e la concorrenza era fuori portata. Ci riprovò qualche mese più tardi, quando i viola si giocavano tutto. In corsa in campionato, negli ottavi di Champions e in semifinale di Coppa Italia (tanto per rinfrescar la memoria a chi si lancia in arditi paragoni), il tecnico voleva un uomo in più in mezzo al campo per giocarsela davvero. Arrivò, Bolatti, e calò il sipario.
Sei mesi dopo si sono incrociati sulle porte della sede. Uno usciva (dopo aver firmato la rescissione), l'altro sbarcava a Santa Maria Novella per andare a firmare il contratto. Strana la vita, a volte. Pazienza, però, perché D'Ago pareva comunque il tassello perfetto per il 4-3-3 di Sinisa Mihajlovic. E lo è davvero, probabilmente, ma non per Montolivo. Raccontano di un capitano letteralmente furibondo per l'arrivo del centrocampista palermitano tanto che casualmente (hai voglia a smentire) in quei giorni si arenò la trattativa per il rinnovo del contratto. Tu guarda le combinazioni.
Vennero poi gli infortuni (di entrambi) ed il problema venne banalmente evitato, salvo poi ritrovarselo inevitabilmente difronte una volta recuperati. Compatibili o no? Domanda scontata, come la risposta di chi, sul campo, li deve mettere insieme. "Certo che possono giocare accanto - ha tuonato Sinisa - il problema si pone casomai tra D'Agostino e Donadel". Vero, tanto che Montolivo e Donadel hanno sempre giocato, Gaetano no. Finito in panchina e col broncio stampato sul viso. Addirittura, adesso, c'è chi dubita del suo futuro. Sarà riscattato? Si chiedono. Probabilmente sì, anche perché Montolivo è destinato (prepariamoci) ad altri lidi. Un sostituto comprato con un anno d'anticipo, in sostanza. Questo rischia di essere D'Agostino.
Nel frattempo, che piaccia o no, c'è comunque un campionato da portare a termine e domenica c'è una partita da vincere a tutti i costi. Il Bari, perso tra sputi e botte (dei tifosi) è morto che cammina sul terreno della massima serie e non esiste altra prospettiva all'infuori dei tre punti. Per farlo, udite udite, Mihajlovic sembra intenzionato a schierare proprio loro due. Dall'inizio, l'uno al fianco dell'altro. D'Agostino in regia, Montolivo sul centrosinistra, con Behrami a completare il reparto e la remota possibilità di vedere in campo dal primo minuto anche Juan Manuel Vargas. E' la linea a tre che sognava dall'estate, il serbo, qualità e corsa in un mix perfetto. Peccato che la società gli abbia comprato esterni (Cerci) e che il terzo centrocampista (Behrami) sia arrivato soltanto a gennaio. Lo farà adesso, contando sulla fragile resistenza del Bari. Sulla carta, tutto semplice, ma con questa Fiorentina non si può mai sapere.