La Fiorentina è una società sana, con una proprietà ricca. Ma a questi padroni, i Della Valle, del club viola interessa poco o niente. Non hanno mai fatto follie per la squadra, né era giusto che ne facessero; il guaio è che non hanno nemmeno mai dimostrato un amore vero e disinteressato per quei colori. Tanto meno nei confronti dei tifosi che - da sempre - seguono la Fiorentina con una partecipazione straordinaria. Il distacco tra i Della Valle e il popolo viola è pian piano diventato sempre più profondo e ora c’è un baratro. Incolmabile.

 

I tifosi della Fiorentina sono differenti rispetto a quelli che abbiamo conosciuto venti o trent’anni fa. Hanno capito che, se improvvisamente non arriverà uno sceicco che s’innamora della maglia viola, non saranno mai competitivi per il vertice com’è successo almeno due volte dagli anni Ottanta in avanti, prima con i Pontello e poi con i Cecchi Gori. Ora il calcio è differente, così come il mondo, e in Italia di imprenditori pronti a investire follie per un club non ce ne sono più.

 

È una questione di sostenibilità economica e il popolo viola, sfrenatamente ambizioso in passato, ha compreso qual è la sua dimensione (al netto dello sceicco di cui dicevamo). Non chiede acquisti da cento milioni, ma pretende altro: passione, sentimenti, partecipazione, vicinanza, impegno. Troppo? No: ciò che deve garantire una proprietà che tiene alla propria creatura.

 

Ai Della Valle interessava lo stadio, un progetto che fatica a sbocciare. La squadra ha buoni giovani, ma non si intravede alcuno sforzo per cercare di potenziarla. La piazza è in subbuglio.

 

Nessuno può imporre ai Della Valle di cedere la Fiorentina, ci mancherebbe. Ma cercare un acquirente serio, senza minacciare di vendere non si sa a chi, è una strada che la famiglia proprietaria del club viola deve pensare di seguire. Perché tenersi una squadra alla quale non si vuole bene?

@steagresti