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Jordan Veretout è diventato il centrocampista più prolifico della Serie A, ha già segnato 10 reti in 23 presenze. Era dai tempi di Platini che un francese non superava la doppia cifra nel campionato italiano. C’è un problema però (quasi un ritornello): la Roma non riesce a battere le big. È lecito dunque domandarsi se siano forse collegate le due cose. Secondo alcuni importanti opinionisti (Capello ad esempio) il gioco della Roma regge finché non incontra avversari di prima fascia, squadre cioè in grado di mostrare, grazie a un pressing più ruvido ed efficace, le fragilità strutturali dell’impianto ideato da Fonseca. Nel mirino della critica ci sarebbe l’eccessivo isolamento di Villar - non certo un frangiflutti - in mezzo al campo, che è diretta conseguenza degli inserimenti continui di Veretout (in teoria suo compagno di reparto) e della posizione sempre più offensiva ricoperta dal francese nel corso di questo campionato. Una tesi di certo rispettabile ma che nasce probabilmente da una divergenza di gusti-stili calcistici più che dalla realtà stessa.

LO SVILUPPO DEL 3-4-2-1 DI FONSECA- È un fatto che la Roma sviluppi il 3-4-2-1 nel modo seguente, portando uno dei due centrocampisti, Veretout appunto, il più invasore dei due, all’altezza dei due trequarti. O al centro, come in questo caso, oppure sul centrosinistra, tramite un interscambio con Mkhitaryan. 



La Roma costruisce con un 3+1, dove l’uno è il regista Villar. Davanti a lui, alzando Veretout, il tecnico portoghese ha ricreato la zona di rifinitura che predilige, all’interno della quale troviamo quattro giocatori molto mobili. Fondamentalmente è la stessa struttura che utilizzava in Ucraina, cambiano soltanto i compiti e le caratteristiche di alcuni interpreti. Nello sviluppo del 4-2-3-1 dello Shakhtar i due centrocampisti stavano quasi sempre uno di fronte all’altro, ma più bassi, perché il più costruttore dei due scendeva a costruire tra i due centrali di difesa che si aprivano. Nello sviluppo del 3-4-2-1 della Roma invece Fonseca ha già un centrale difensivo come primo costruttore. Dunque la micro struttura verticale dei due centrocampisti giallorossi slitta in avanti, con il più incursore dei due che va ad ‘agganciarsi’ alla zona di rifinitura, fungendo un po’ da trequartista un po’ da mezzala sinistra iperoffensiva. Veretout in questo modo, ‘abbandonando’ di fatto Villar e la cabina di ragia, ha ritrovato quel fiuto del gol che avevamo conosciuto nel suo primo anno a Firenze (stagione 17/18, Pioli allenatore), quando ancora non veniva sacrificato davanti alla difesa (come negli anni successivi). Si potrebbe dire quindi che Fonseca ha riscoperto Veretout, ne ha recuperato il potenziale pieno.    

LA FUNZIONE DEL FRANCESE - Ricordo almeno quattro inserimenti devastanti del francese durante Roma-Milan. Oltre al gol intendo. Ed è anche per illustrarvi la sua continua pericolosità che non utilizzo come esempio l’azione del pareggio provvisorio. Siamo sempre nel secondo tempo, c’è una palla portata avanti da Spinazzola lungo la fascia sinistra. Notate la parità numerica sul lato forte.



Calabria esce. Kjaer e Tomori, i due centrali del Milan, sono impegnati mentalmente e rispettivamente dalle presenze di Mkhitaryan e Mayoral. Non sembra esserci pericolo. Invece sta per materializzarsi, e Veretout sa bene dove. 



Al momento dell’ appoggio di Spinazzola per Mkhitaryan, Kjaer infatti accorcia sull’armeno. Così facendo però apre un varco tra lui e Tomori, nel quale va a buttarsi il francese mangiandosi Tonali. E Mkhitaryan in due tempi lo serve sulla corsa.



Stranamente poi anziché calciare da buona posizione dentro l’area, Veretout spreca tutto nel tentativo di servire Mayoral, per eccesso di generosità. Allora Tomori chiude il discorso con un intercetto piuttosto naturale. Ma questo era solo un esempio fra i tanti che si potrebbero fare sulle incursioni di Veretout.



VERETOUT NEL GIOCO DI POSIZIONE - Va detto inoltre che la funzione ‘Veretout davanti a Villar’ non si limita a essere utile in quanto il primo è in questo modo ‘più vicino alla porta’, ossia a portata di inserimento. Nell’immagine sotto siamo nel primo tempo di Roma-Milan. Anche nel quarto d’ora di fuoco iniziale dei rossoneri, dovuto tanto alla loro foga quanto al delay dei giallorossi nell’entrare in partita, si è vista subito (anche se a sprazzi) l’importanza di Veretout nella risalita graduale del pallone. Il perché della sua posizione. In teoria la Roma, una volta oltrepassata la pressione del quartetto d’attacco rossonero, godeva di una superiorità numerica e posizionale molto netta a centrocampo.



E infatti dopo essersi ‘acclimatata’ tecnicamente ha imposto il proprio palleggio, risultando pericolosa almeno quanto il Milan. 

IL PRIMO GOL SUBITO - Tornando alla questione iniziale, nei fatti non c’è un’occasione del Milan nata dal ‘problema’ Villar-Veretout. O meglio, è solo un’interpretazione possibile. Guardate ad esempio come nasce il rigore dei rossoneri. Mentre Tonali va in conduzione, la difesa è schierata e protetta da ben tre centrocampisti. Solo un’ingenuità di Fazio regala al Milan l’uno a zero. 


Sì, il 5-3-2. La Roma si è difesa col 5-3-2, tramite una piccola rotazione del 3-4-2-1. Ecco come.



Quando il Milan costruiva a destra, Pellegrini diventava mezzala e Veretout pure. Mkhitaryan si portava all’altezza di Mayoral.



Talvolta la pressione della Roma si faceva più aggressiva, e Veretout usciva altissimo sul terzino. Questo campanile di Calabria ci serve per individuare il problema sottolineato da Capello.



Poiché oltre a Veretout è ‘fuori’ contemporaneamente anche Pellegrini in questa precisa circostanza, Villar in mezzo al campo resta solo sullo spiovente. Ed in effetti va in difficoltà.



Ma a conti fatti situazioni del genere capitano poco nell’arco di una partita, anche perché di solito Villar è sempre spalleggiato da uno dei tre centrali difensivi pronto a uscire per tempo. Insomma, non è per questo che la Roma ha perso contro il Milan. 

IL SECONDO GOL SUBITO- La Roma ha perso perché in alcuni momenti non è stata all’altezza mentalmente e/o tecnicamente. E questo succede, molto concretamente, perché non è attrezzata per ambire ai primissimi posti in classifica, è molto semplice. Il secondo gol subito ad esempio è un gol che la Roma si fa da sola. Una rimessa laterale a centrocampo battuta dietro, Mancini che gira il pallone a Pau Lopez e qui l’errore tecnico del portiere. Mentre la squadra si sta aprendo per palleggiare lo spagnolo calibra male il lancio.



Il pallone finisce a metà strada fra Spinazzola e Veretout, dove piomba Calabria che di prima serve Saelemaekers. Il belga è ovviamente troppo solo quando riceve. Ma perché? Perché Veretout è troppo avanti e non è accanto a Villar o perché Pau Lopez sbaglia una cosa che non deve sbagliare? È questione di punti di vista, come vedete.