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  • Formidabile Juve campione. Onore al Milan (ma le ha regalato Pirlo) e all'Inter

    Formidabile Juve campione. Onore al Milan (ma le ha regalato Pirlo) e all'Inter

     

    Tutto si tiene. L’ultima volta che la Juve aveva giocato a Trieste, prima di ieri sera, risaliva alla stagione 2006-2007, in serie B, nell’anno 1 d.C. (dopo Calciopoli ).

    Proprio a Trieste, ieri sera, i bianconeri hanno chiuso il cerchio di sei anni di delusioni e sofferenze, laureandosi campioni d’Italia con una giornata d’anticipo e con merito assoluto.

    Alla fine, il verdetto del campo è incontrovertibile e gli autentici uomini di sport lo accettano sempre. Vero, Allegri?

    I numeri della Juve schiacciano le parole: 37 partite senza sconfitta, che diventano 41 con le gare di Coppa Italia; miglior difesa del torneo, uno scudetto inseguito e conquistato giocando alla grande e sospinti da una feroce fame di vittorie trasmessa alla squadra da Antonio Conte, grande capitano della prima grande Juve di Marcello Lippi, artefice primo al primo anno sulla panchina bianconera di quest’impresa che fa godere 14 milioni di tifosi.

    E, siccome il calcio è un Grande Beffardo, a consegnare il titolo (n.28 secondo la Figc, n.30 secondo Agnelli con annessa terza stella e anche qui ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere) è stata l’Inter, acerrima rivale della Juve, che ha disintegrato il Milan.

    Il successo sui cugini manda alle stelle Stramaccioni il quale, ora più che mai, merita la conferma.

    L’uomo derby è lo scatenato Diego Milito, 23 gol in campionato, di cui 19 nei primi 127 giorni del 2012 ; la sua degna spalla è Maicon Douglas Sisenando, la cui tremenda sassata Amelia si sognerà per molte notti a venire.

    Nella resa rossonera c'è la fotografia di un anno che i campioni uscenti hanno vissuto da irriducibili, ced endosolo alla fine dopo essere stati circondati e quindi sopraffatti dagli infortuni. Il gol fantasma di Muntari è stato una macroscpica ingiustizia, ma non può essere l'alibi per coprire le magagne di una rosa logorata dal tempo e dall'appagamento. Senza dimenticare il grazioso regalo Pirlo confezionato da Galliani: il fuoriclasse bresciasno è stato libero di andare alla Juve dove ha dimostrato di non essere finito, come qualcuno in Via Turati pensava.

    La Juve campione d’Italia non può nascondere la scellerata domenica degli arbitri.

    Nicola Rizzoli, 41 anni, presunto miglior fischietto italiano che ci rappresenterà pure agli Europei, ha macchiato una lotta scudetto bellissima con tutta la sua inettitudine.

    Rizzoli ha inventato un rigore per il Milan, ne ha negato un altro evidente all’Inter e,come se non bastasse, c’è stato pure il gol fantasma di Cambiasso. Un'autentica nemesi: chi di gol fantasma ferisce (Muntari), di gol fantasma perisce (Cambiasso).

    A Trieste, intanto, per non essere da meno, Orsato ha convalidato la rete di Vucinic in fuorigioco, mentre il Cagliari ancora protesta per il rigore negato a Cossu, il quale è stato anche ammonito per simulazione scatenando l’ira di Cellino. Poi ci ha pensato Canini a sistemare le cose con un autogol degno del mitico Comunardo Niccolai.

    Gli obbrobri arbitrali hanno fatto da contraltare ad una notte di straordinarie emozioni, lungo i 415 km che separano Milano da Trieste dove sono stati praticati prezzi folli (dai 100 ai 200 euro) e, giustamente, lo stadio Rocco non è risultato per niente esaurito.

    Come volevasi dimostrare, la mediocrità tecnica degli arbitri è riesplosa proprio sul più bello. Non ne sentivamo la mancanza, ma, oltre alle nefandezze di Rizzoli, alle cantonate di Orsato, ciò che hanno combinato Tagliavento a Udine e Rocchi a Bergamo suona autentica offesa al calcio e ai suoi regolamenti.

    In Friuli, il cieco che non vide il gol fantasma di Muntari assieme all’assistente Romagnoli, ha espulso ingiustamente Palacio. L’onesto Guidolin ha testimoniato come il genoano ce l’avesse con il compagno di squadra Moretti e non con Tagliavento il quale, invece, con arroganza e protervia

    Inaccettabili ha cacciato l’argentino. Così il Genoa è stato ridotto in nove. A Bergamo, Rocchi (do You remember le porcherie di Inter-Napoli?), ha negato due rigori netti all’Atalanta che, per sua fortuna, era già salva. Mandare a casa Nicchi e Braschi, Tagliavento e Rocchi; convincere Nonno Blatter e il figlioccio Platini che ci vuole la tecnologia in campo: ecco che cosa bisogna fare per riprenderci il calcio.

    Xavier Jacobelli

    Direttore Editoriale www.calciomercato.com

     

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