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Conosciamo Cellino da quasi trent’anni e già allora - da presidente del Cagliari - era ingestibile, capace di grandi intuizioni calcistiche e di atteggiamenti ai confini della civiltà. Evidentemente il tempo non lo ha cambiato, né nel bene (ha comunque riportato il Brescia in A, benché adesso stia sprofondando), né nel male. Lo abbiamo ritrovato tale e quale a se stesso e dobbiamo ammettere che la parte peggiore di lui non ci mancava affatto.

Le frasi che ha pronunciato su Balotelli (“è nero e sta lavorando per schiarirsi, ma ha difficoltà”) vanno però oltre la decenza, e le successive puntualizzazioni non ne cambiano affatto la sostanza. Sono la rappresentazione concreta della sottocultura, anzi dell’incultura diffusa nel nostro malandato Paese. Se un presidente di una società pronuncia queste parole, forse ritenendo perfino di essere simpatico, come possiamo stupirci se in uno stadio c’è una manciata di idioti che fa gli ululati razzisti? E come pensiamo di guarire la nostra inciviltà?

Di fronte a un episodio del genere, viene da chiedersi se non si debba ipotizzare di dare il Daspo a Cellino così come - in teoria - faremmo con un qualsiasi tifoso razzista. Non è più grave un coro da stadio di una frase come quella. Se chi ha un ruolo così rilevante si permette certi atteggiamenti, diventa difficile pretendere che non ne abbiano alcuni di coloro che frequentano gli spalti. I quali, al contrario, si sentiranno autorizzati ad andare avanti nella loro follia: come mai lui può dire certe cose su Balotelli e noi no?

Pensateci: un presidente cacciato dagli stadi per razzismo. Sarebbe un segnale di civiltà. Infatti è un provvedimento che nessuno si sognerà di prendere.

@steagresti