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Ogni sguardo romanista sbircia con ansia il cielo 2020 temendo di vederci volare alto, molto alto, troppo alto un...aquilotto. Vederlo volare lassù, in un altro campionato rispetto a quello della Roma, il campionato di Juventus e Inter. Ogni cuore romanista in questo avvio di anno si spaura alla visione importuna e insolente di come alla Lazio ogni acqua vada per l'orto bianco e azzurro. Ogni mente romanista si atterra e confonde nell'immaginare l'inimmaginabile che qui dunque neanche si pronuncia.

E così Dan Friedkin, il texano con gli occhi di ghiaccio in volo sull'ultimo Spitfire a Dunquerque, vola verso Roma in un cielo incerto se essere festoso od uggioso. Dan Friedkin, texano dagli occhi di ghiaccio come da film, che ora arriva ed è meglio di Clint Eastwood? Meglio di Pallotta dice il sentir e l'umor di popolo. Sarà Roma dunque più bella, più forte e soprattutto più ricca che pria? Fatturato Friedkin spa: una decina di miliardi, che non sono bruscolini. Ma sono, tanto per misurare, un settimo del fatturato Suning. Insomma Dan Friedkin non è l'arabo sprizza milioni da ogni poro e ad ogni respiro.

Il texano dagli occhi di ghiaccio sta per comprare a prezzo discretamente alto la Roma. Se alla fine compra per poco meno di 800 milioni, perché compra? Il texano fa i soldi operando in uno dei più grandi comparti industriali del pianeta: il turismo. Turismo e intrattenimento a latere del viaggio turistico. Compra nella prospettiva di integrare nelle sue attività una sorta di parco dei piaceri turistici intorno al futuro stadio della Roma e accanto alla Roma turistica di sempre.

Molto americano come progetto, molto poco italiano però. Lo stadio è ancora di là da venire, anzi è, come usa dire a Roma, a carissimo amico...le prime parole di una lunga lettera. Dicono Friedkin abbia nel progetto industriale fissato la data 2023 per averlo lo stadio. Uno stadio a Roma fatto e finito in quattro anni? I parametri politici, amministrativi e sociali dell'Italia qui e oggi giocano contro.

Sette, ottocento milioni per comprare, quindi popolo sogna e immagina acquisti, acquisti di calciatori ed è fatta. E invece no, serve quella roba lì, lo stadio e tutto il resto. La differenza tra Pallotta e Friedkin è che il primo era ed è uno che di mestiere compra, valorizza e vende, il secondo fa impresa e compra per fare impresa. Sostanziale differenza, ma per l'impresa del texano i successi sportivi sono necessari sì e benvenuti assai, ma per nulla sufficienti. E se Roma ci mette 10 anni a farsi uno stadio e contorno, la Roma si gioca molto prima anche il texano.

Nel frattempo brutta Befana, proprio brutta per la Roma: il carbone, anzi peggio, il pugno nello stomaco del ko col Torino. Anzi pugno in faccia. Il pugno granata, il Torino ha saputo tirarlo. La faccia ce l'ha messa la Roma esitando in una sorta di imbambolata d'improvviso sopravvenuta impotenza. Una mano l'ha data l'arbitro, proprio come l'arbitro sul ring che passa come buono il pugno sferrato e andato a segno dopo il gong del fine round. Una mano discreta ma attenta nel dosare sbilenco dei falli fischiati, soprattutto il quando e il dove.

Non come la mano arbitrale massiccia ed evidente e pesante di Genoa-Sassuolo. Avessero fatto ad una squadra di vertice quel che hanno fatto al Sassuolo...Comunque succede, succede anche in tempi di Var che l'arbitro dia una mano al risultato, mica solo alla Roma. Certo è un piccolo brutto indizio quel misto di arbitro e mala sorte alla fine del primo tempo, anzi a primo tempo finito, da orologio finito eccome.

Dan Friedkin, attento sul tuo Spitfire! Sulla tua rotta per Roma volano in questo inizio 2020 ostili aquilotti. Se non abbassano le penne, se l'Icaro laziale non si brucia lassù le ali e quindi vien giù a primavera, potrebbe essere per ogni cuore, occhio e mente romanista anno tristo, anno bisesto, anno funesto.