Quando colui che ascolta non capisce colui che parla e colui che parla non sa che cosa sta dicendo: Voltaire ci perdonerà se cm.com cita la sua celeberrima e caustica definizione della filosofia, per discettare delle molto più minime vicende arbitrali. Eppure, le parole del magnifico Monsieur François-Marie Arouet si attagliano perfettamente per descrivere l'ultima prodezza della Fifa. Tramite l'International Board, l'organizzazione di Blatter ha reso ancora più complicata, astrusa e bizantina la norma sul fuorigioco. Dove si conferma che Il calcio rimane il gioco più bello del mondo: il problema è chi ne detta le regole. 

Nel generoso tentativo di spiegare l'ultimo rompicapo e grazie alla bravura di Fabio Licari,  stamane l'autorevole Gazzetta dello Sport spende addirittura una pagina intera, specificando dettagliatamente le ultime direttive e intervistando Pierluigi Collina, ex migliore arbitro del mondo, mancato migliore designatore arbitrale italiano, non ancora migliore designatore degli arbitri Uefa.

Con la consueta baldanza, l'uomo che il 14 maggio 2000 affogò la Juve nella piscina di Perugia, ma non ci ha ancora raccontato a chi, secondo Moggi, avesse telefonato prima di decidere di riprendere a giocare dopo 82 minuti di stop causa diluvio, oggi sentenzia: "In Champions League, su 125 partite con circa 1.300 valutazioni, gli errori sono già pochissimi". Bravo. Peccato che la sfilza di pareri raccolti fra i gioielli di Collina convocati in Svizzera per fare da cavie (Undiano, Proença, Skomina, Kuipers, Mazic) evidenzi perplessità e preoccupazione.

Dopodiché, uno approfondisce il testo dell'intervista e scopre che, "per battere il fuorigioco" come afferma Collina (capita l'antifona: non sono gli errori degli arbitri e della popolazione di assistenti e giudici di porta che bisogna batter, ma il fuorigioco), l'Uefa ricorre a"tv e tablet". Come, come? Tv e tablet? Ma non sono gli strumenti del Diavolo, aborriti da Blatter e da Platini che, malauguratamente non sono ancora andati in vacanza insieme su un atollo del Pacifico, con l'inseparabile pietra focaia? 

Scrive Licari, nel suo reportage da Nyon, quartier generale Uefa: "Sotto gli occhi di Pierluigi Collina gli assistenti si sottopongono a decine di prove e poi al giudizio tv... La tv qui a Nyon serve a capire gli errori e a correggerli". Maddai? Non l'avevamo capito.

Domandina facile facile, che milioni di tifosi non azzeccagarbugli porrebbero a Collina se l'incontrassero per strada: anzichè fare le prove a Nyon e ivi convocare arbitri da mezza Europa, non sarebbe più semplice dare il via libera alla moviola in campo che, di certo, non azzererebbe gli errori arbitrali, ma ridurrebbe considerevolmente i contenziosi?

Collina, indefessamente allineato sulle posizioni di Platini, preferisce buttarla sul gol-non gol quando gli ricordano l'incredibile rete negata e fatale all'Ucraina contro l'Inghilterra all'Europeo 2012, Paese co-organizzatore del torneo: "Il problema della tecnologia è che, come dice Platini, costerebbe 54 milioni per magari 4-5 casi all'anno nelle coppe".

A parte il fatto che Platini o Collina o chi per essi dovrebbero documentare da dove escano improvvisamente questi 54 milioni, il discorso riguarda l'uso generalizzato della tecnologia nel calcio e non solo il gol-non gol.

La Uefa e la Fifa sanno benissimo che la moviola in campo esiste dal 9 luglio 2006, quando, all'Olimpiastadion di Berlino, durante la finale mondiale Italia-Francia, dopo avere visto le immagini sul monitor a bordo campo il quarto uomo Luis Medina Cantalejo disse all'arbitro Horacio Marcelo Helizondo che Zidane aveva abbattuto Materazzi con una testata.

La verità è che moviola in campo priverebbe gli arbitri del potere di condizionare le partite con i loro errori. In buonafede, s'intende. A proposito: Trapattoni ha appena lasciato la guida dell'Irlanda che, nel novembre 2009, subì uno scippo indecente: l'arbitro Hansson (lo conosce, Collina?) non vide il colpo di mano di Henry che mandò in gol Gallas che affondò le speranze dell'Eire nello spareggio con i francesi per Sudafrica 2010. Sono passati quasi quattro anni e nessun Alto Papavero del Pallone ha ancora chiesto scusa al Trap e agli irlandesi. Henry, già testimonial Unicef, non è stato punito dalla Fifa. Trapattoni, invece, l'ha perdonato. Ci vorrebbero molti più Trapattoni nell'Uefa e nella Fifa. 

Xavier Jacobelli

Direttore Editoriale www.calciomercato.com