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Gli anni luce tra le due squadre d'un tratto si sono fatti minuti. Pardon: secondi. Che quelli son bastati a Sara Gama per prendere una decisione sanguinosa: provare ad agganciarla, quella palla, e non allontanarla. Coi senni del poi - perché ne sono sempre più di uno -, si fatica a trovare un'immagine più nitida che sappia raccontare il sedicesimo di Champions tra Juve e Barcellona: sul filo delle emozioni, del nervosismo, di un equilibrio sostanziale che si smarrisce solo per un istante di ingenuità. Vince il Barça (2-0, gol pure di Torrejon). Ma non lo fa perché più forte, non lo fa perché il campionato spagnolo è due, quattro, dieci passi avanti a quello italiano. Lo fa semplicemente perché la fortuna sorride quasi sempre a chi se la crea: è una lezione di vita, l'ennesima, che le Women sanno fornire a chi ha l'ardire di seguirle. 

TUTTO INTORNO - La Champions è un marchio, un'istituzione sacra che di profano ha solo le ingiurie da stadio. Alessandria santifica la festa della Juve: rispondono in quasi seimila, mentre l'entusiasmo si riannoda sui movimenti - più spesso difensivi - della squadra di Guarino. Che non molla, che non gioca il ruolo del cucciolo smarrito. Anzi: ruggisce, quando e come può. Provando a sorprendere nei contropiedi stentati, e nei lanci lunghi pretenziosi subito smentiti dall'alta e talentuosa difesa di Cortés. Ripensandoci: esattamente un'italiana contro una spagnola. Versione femminile? Un dettaglio. Chissà: forse un'aggiunta. Perché colora gli spalti in maniera diversa: di famiglie, di tifosi della domenica, di simil ultras, di semplici curiosi che chiudono una cornice da evento, per questo pure da spot per il movimento. 

E ADESSO? - Resta comunque la sconfitta: non è soltanto una storia di tabellini. Così come resta la prestazione maiuscola delle ragazze bianconere. Un po' Girelli, ecco, si nasconde dall'alto del suo nome e del suo numero dieci. Si vedeva una luce diversa, poco prima della partita. La sentiva più di altre volte perché senza Bonansea e con Rosucci non esattamente al meglio, sulle sue spalle ricadeva l'onere di rifornire la giovane Staskova e di lanciare Cernoia. Non l'ha fatto, quasi mai. E anche per questo è venuto fuori il carattere di chi i titoli dei giornali - quando arrivano - non li prende mai: occhio a Caruso, classe '99 e cuore pulsante; bene Sembrant, chiamata a sostituire Salvai; super Boattin, fino a ieri in dubbio. Bertolini avrà preso chiaramente nota, ma quasi non ce n'era bisogno. L'Italia femminile - inteso non solo come movimento - ha avuto un'ulteriore prova: la strada è perfetta. Ora, organizzazione. E altro coraggio.