Eccola lì la giovane Atalanta di mastro Gasperini che trasforma in oro la materia grezza, giocatori sconosciuti che pian pianino fan venire la bavetta ai grandi club. Eccola in zona Champions, aspettando (e gufando) il Milan, a fianco della Roma, a un punto dalla Lazio. Merito al merito. Nel primo tempo Gasp ha incartato il suo giovane (troppo?) dirimpettaio e nel secondo ha lasciato che questi s'incartasse da solo. Pronti, partenza, boom! è nelle corde della squadra nerazzurra, che al primo affondo, al primo minuto ha costruito la sua vittoria. Gosens si è bevuto Wallace sulla sinistra, cross al centro, s'impappina Radu trasformato in Babbo Natale che consegna a Zapata il comodo 1-0.

Finita? Quasi. La Lazio si scuote dopo una decina di minuti da incubo, tenta di metter fuori la testa, ma è un problemone: Parolo e Milinkovic son sovrastati da Freuler e de Roon, Wallace e Marusic sono due maggiordomi che offrono pasticcini sulla fascia destra biancazzurra. Gli atalantini fanno a gomitate per andarli a cercare: Gosens, Gomez, Zapata, tutti a sinistra dove il passaggio è senza scontrino. Non trovo sul mio taccuino un’offensiva nerazzurra che si sviluppi sulla corsia di destra.

La squadra mal costruita da Inzaghi prende campo, è vero, ma con lanci lunghi per Milinkovic che non la prende mai, affidando all'estro di Correa e Immobile le speranze di rimettere a posto il punteggio. L'argentino è in vena, Ciruzzo ha i piedi gelati, sbaglia stop e appoggi facili. I più vivaci sono Lulic e Badelj che si inserisce più del solito, ma l'ombra di un gol capita solo al 42' quando Marusic e poi Correa svirgolano un bel traversone di Immobile.

Quel che manca alla Lazio è un costruttore di gioco, una trama studiata a tavolino, il rapido fraseggio palla a terra dello scorso campionato. Penso (pensiamo in molti) che Inzaghi negli spogliatoi si sia battuto il petto. Quella fascia destra con Marusic e Wallace è una pacchia per gli avversari, Milinkovic non ne azzecca una (da quattro mesi). Che si fa? Niente. Zapata continua a imperversare girando attorno al povero Wallace, Luis Alberto a scaldarsi (in effetti fa un freddo cane, si vede dalle nuvole di fumo che escono dalla bocca dei giocatori). Lo spagnolo potrebbe regalare quel tocco di qualità che manca a tutti gli altri. Macché. Gasperini ringrazia, ammassa le sue truppe col fiato un po' corto nella propria metà campo, i centrocampisti (anche la seconda punta stavolta un po' spuntata Ilicic) davanti a una difesa dove giganteggia Mancini. Milinkovic e Immobile sballano due conclusioni a testa, l'ex Berisha ringrazia.

Poi qualcosa accade, quelle cose che ho visto diverse volte nei campi di periferia. Accade che l'allenatore fa il conto degli uomini con spirito e attitudini offensive e li mette tutti dentro: Luis Alberto (ma solo al 63'), certo, ma anche Lukaku e Caicedo. Che se fosse così facile, non perderebbe più nessuno. Ne guadagnano le fasce perché Lulic a destra è un'altra cosa e Lukaku a sinistra è un bel fastidio, ma ci rimette il centro: ingolfato come via del Corso nei giorni di Natale con l'Atalanta che arretra ancor più il baricentro innalzando un muro che per bucarlo non basterebbe il tunnel del Brennero di Toninelli. Perché, poi, togliere Badelj, il migliore fra i centrocampisti, questo è uno dei misteri inzaghiani.

Eppure l’assalto - sconclusionato, raffazzonato, mai concluso pericolosamente - ha dato l'illusione del pareggio, in pieno recupero, al 92', che ai laziali è sembrato un segno riparatore dopo la delusione del gol sampdoriano al 96' e del mancato rigore al Genoa nel recupero contro la Roma: Correa lavora bene un pallone sulla sinistra, offre a Luis Alberto che scodella in area, testa di Acerbi, gol a fil di palo. Alt: Var. Lungo quasi quattro minuti. Volti tesi, preghiere, cuori a mille. Niente gol, fuori gioco di un tallone, il tallone di Acerbi più avanti di cinque centimetri rispetto alla gamba di Masiello. Sarebbe stato il quinto pari consecutivo per la Lazio. Ma al calcio, Gasperini insegna, si gioca in un altro modo. Forse Inzaghi e i suoi giocatori farebbero bene a ripassare la lezione di un'altra Lazio, quella del 1974. Portavano al braccio il lutto per la scomparsa di un altro tassello di quella magnifica brigata. Ma intorpiditi dal freddo, non ci han fatto neanche caso.

IL TABELLINO

Atalanta-Lazio 1-0 (primo tempo 1-0)

Marcatori: 1' p.t. Zapata (A)

Atalanta (3-4-1-2): Berisha; Toloi, Palomino (12' s.t. Djimsiti), Mancini; Hateboer, de Roon, Freuler, Gosens; Gomez (40' s.t. Masiello); Iličić (23' s.t. Pasalic), Zapata. All. Gasperini.
 
Lazio (3-5-2):  Strakosha; Wallace (33' s.t. Caicedo), Acerbi, Radu; Marusic (19' s.t. Lukaku), Parolo, Badelj (19' s.t. Luis Alberto), Milinkovic-Savic, Lulic; Correa; Immobile. All. Inzaghi.

Arbitro: Orsato di Schio (Liberti, Longo; Sacchi)

Ammoniti: 38' p.t. Parolo (L), 5' s.t. Zapata (A), 17' s.t. Wallace (L), 42' s.t. Lukaku (L), 43' s.t. Hateboer (A), 48' s.t. Acerbi (L)