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Lunga intervista di Rino Gattuso a la Repubblica. Eccone i passaggi salienti, nei quali Ringhio fa una fotografia del calcio italiano: "Cassano, Balotelli e poco altro il nostro calcio è solo salotto e tv".

Rino Gattuso, come si sta nel nuovo Milan di Ibra e Robinho?
"Non ci capisco più niente: sembravamo un club che non aveva più soldi nemmeno per la spesa al supermercato e in 5 giorni è cambiato tutto. Dopo questa campagna acquisti di Berlusconi non abbiamo più scuse, dobbiamo battere l'Inter. La Champions, invece, dipende da troppe variabili".

Allegri, come Leonardo, dovrà schierare 4 punte per decreto presidenziale?
"Allegri è un allenatore che sa di avere 5 campioni in attacco, ma anche che non li può mettere tutti e 5 insieme. Il Real insegna".

A 68 giorni da Ellis Park lei si sente ancora un "cavaliere della vergogna"?
"Sì. Come a Berlino scrivemmo una grande pagina del calcio italiano, così a Johannesburg ne abbiamo scritta una infelice. E la responsabilità non è di Lippi. Se noi di Berlino abbiamo una colpa, è di non essere stati capaci di trasmettere il significato della maglia azzurra e del Mondiale a chi in Germania non c'era".

Ha risentito Lippi?
"Solo per sapere come stava. Spero che un allenatore tanto grande non finisca così la sua carriera".

Prandelli è il ct giusto per la ricostruzione?
"E' adattissimo. E' una persona molto perbene, ha fatto la trafila del settore giovanile, ha esperienza ed è preparato".

Cassano e Balotelli sono sopravvalutati?
"No, ma l'essenziale è che siano loro due a mettersi a disposizione del gruppo, non il contrario. Il problema è che i talenti italiani si contano sulla punta delle dita: Balotelli, Cassano che non ha più 20 anni, forse Giovinco. Si dà la colpa agli stranieri, ma ci sono campionati con molti più stranieri del nostro".

Il calendario e lo strapotere dei club non soffocano la Nazionale?
"E' un momento delicato, i club stanno provando anche a rivedere il contratto collettivo di noi calciatori, che dobbiamo combattere per difenderlo, come ha combattuto la generazione di Rivera".

Da sindacalista Aic lei è per lo sciopero?
"Io sono per sedersi a un tavolo. I superingaggi nascono dal mancato rispetto reciproco tra società. Se uno guadagna 100 e gli offrono 200, significa che il presidente A non ha rispettato il presidente B. E' un calcio a misura di tivù: valorizza il prodotto televisivo e non si occupa del resto. Perché uno dovrebbe andare allo stadio, magari a gelare di notte e d'inverno, invece di starsene in poltrona a vedere i minimi dettagli di una partita?".

Che cosa c'è nel futuro di Gattuso?
"Non lo so ancora: l'allenatore, il direttore sportivo, il procuratore".

Il procuratore?
"Quando Cannavaro è andato a Dubai, mi sono piaciuto: quella trattativa è partita da me. E capita che gli amici di questa o quella società mi chiedano consigli: la cosa mi inorgoglisce. Qualunque sia il mio lavoro futuro, me lo dovrò meritare".

Vorrebbe cancellare l'ultimo Mondiale, lei che disse di avere un sogno da ct?
"Non voglio cancellare proprio nulla. Di Mondiali ne ho giocati tre, è come vivere un sogno. E la gioia che mi ha dato la Nazionale non ha paragoni. Ringrazio Dio di tutto quello che ho fatto: anche le cose brutte sono belle".