196
Il Milan non esce dalla crisi e contro l’Udinese a S. Siro perde due punti e due uomini determinanti nella corsa al quarto posto. La gara contro i friulani era l’occasione per riprendere la retta via smarrita verso la qualificazione alla prossima Champions League. Di conseguenza Gattuso si adegua ai “desiderata” della società e dà priorità all’obiettivo principale del club e non ai regolamenti di conti interni. La formazione anti Udinese contempla finalmente la scelta logica di accelerare il gioco offensivo mandando in panchina uno tra Suso e Calhanoglu e affidando a Paquetà il compito di innescare la coppia Piatek/Cutrone: una formazione che sicuramente avrebbe fatto, anzi che fa felice l’ex presidente Berlusconi. Rino si convince anche a restituire definitivamente a Biglia le chiavi del centrocampo.

Dopo due sconfitte il Milan non è sereno dal punto di vista psicologico e sente il peso della partita. Ci si mette anche la sfortuna che nel giro di mezz’ora priva i rossoneri di due dei tre migliori in rosa. Si fa subito male Donnarumma e poi anche Paquetà che con le sue verticalizzazioni era stato il migliore di un primo tempo a tinte fosche. Ma quando tutto sembra perduto e anche la vittoria sull’Udinese appare come un miraggio arriva il lampo del solito pistolero Piatek. Il gol nasce da una furbizia di Biglia e da un assist al bacio di Cutrone, a conferma della correttezza delle scelte operate da Gattuso. Ci ha messo un po’ di tempo a cambiare e sono servite le pressioni dall’alto, ma finalmente ci è arrivato. Ma purtroppo non basta nemmeno questo. Nella ripresa il Milan deve limitarsi a gestire il vantaggio con intelligenza e ordine.
E invece commette una vera e propria follia dal punto di vista tattico prendendo il gol del pareggio su un contropiede nato da un corner a favore. E’ incomprensibile il motivo per cui Gattuso chieda alla squadra, soprattutto alla coppia Romagnoli/Musacchio, di attaccare l’area avversaria sui tiri piazzati in vantaggio per 1 a 0. Fatto sta che il Milan si fa trovare scoperto e mal piazzato sul repentino cambio di fronte che Lasagna traduce nel gol del pareggio. Non serve a nulla il forcing finale, se non ad avere la conferma che Castillejo non ha l’istinto del bomber. Il pareggio interno vale come una sconfitta e adesso il Milan rischia davvero di perdere il quarto posto e vanificare una stagione che sembrava finalmente positiva. Se finisse male sarebbero davvero imperdonabili i contrasti interni che hanno contraddistinto le ultime settimane.