Biglia e Paquetà: il centrocampo del Milan che insegue il quarto posto deve ripartire da loro. Gattuso è chiamato a superare lo scoglio più duro della stagione: deve smaltire la batosta del derby e riportare la squadra sui binari giusti per conquistare questo benedetto quarto posto e quindi l’agognato ritorno in Champions League.

È giusto che Rino riparta dal “suo” Milan, dai “suoi” uomini e dal modo di giocare che gli ha permesso di arrivare fino a qui. Ma la crescita del Rino allenatore passa anche e soprattutto dalla capacità di saper modificare le sue convinzioni e capire quando arriva il momento di abbandonare le sue certezze.

Soprattutto perché certezze non lo sono più. Giusto per fare qualche nome: Suso, Kessié, Calhanoglu In questo rush finale per la Champions League ci vogliono forze fresche, nei muscoli e nella testa.

Ormai da qualche mese andiamo ripetendo che il rinforzo determinante per la fase cruciale della rincorsa Champions sarebbe stato Biglia. Esperienza, classe, sangue freddo, ordine e senso della posizione: queste caratteristiche dell’argentino sarebbero servite e serviranno come il pane nelle ultime partite dell’anno. La prestazione di Biglia a Verona aveva confermato con i fatti i miei pensieri. E si era candidato per una maglia da titolare nel derby. E invece Gattuso ha scelto i “soliti” dimostrando di essere stato poco lungimirante, almeno in questa circostanza. Speriamo che abbia capito la lezione e che adesso scelga Biglia come punto di ripartenza per la corsa alla Champions.

Discorso diverso ma certi versi simile anche per Paquetà. E’ vero, Gattuso l’ha sempre fatto giocare, ma l’ha anche sempre tolto per primo dal campo. Proprio negli ultimi giorni il brasiliano preso a gennaio da Leonardo ha ricevuto investiture illustri come quelle di Cafu e Kakà. È entrato a far parte stabilmente anche del giro della nazionale. È il momento di non avere più dubbi ed esitazioni e affidargli stabilmente il ruolo di numero 10 del Milan.

Non ce ne vogliano Suso e Calhanoglu, ma già adesso, a soli 22 anni, Paquetà ha un’altra marcia rispetto a loro. Ha progressione, cambio di passo, verticalizzazione: palleggia bene come loro ma accorcia i tempi di gioco di molto. E questa è una caratteristica fondamentale per ritrovare la brillantezza e per rifornire Piatek come vuole lui.

Anche se Rino si fida della squadra che l’ha portato fino al quarto posto si deve convincere che adesso è arrivato il momento di cambiare qualcosa e di sfruttare senza indugi le qualità dei due giocatori tecnicamente più forti che ha a disposizione in rosa.