Di sicuro Gennaro Gattuso non è ancora diventato il miglior allenatore italiano della sua generazione, ma è impossibile non sorprendersi per come abbia cambiato il Milan in così poco tempo. Le vittorie (come quella contro una Sampdoria completamente disinnescata) e i punti in classifica (41, gli stessi dei doriani, a sole sette lunghezze dall’Inter) non possono che essere la conseguenza di un lavoro che ha poggiato sulla preparazione atletica, completamente rifatta (e rifarla in corsa è complicatissimo), su un sistema di gioco (il 4-3-3) che ha resistito anche a qualche avversità iniziale, su una formazione base nella quale ora si apprezza la convivenza di Suso e Calhanoglu, si rileva la fioritura di Calabria e si nota la ritrovata lena di Biglia.
   
Chi non gioca (lo squalificato Kessie con la Sampdoria) è sostituito da elementi che certamente non hanno le stesse caratteristiche (Montolivo), ma che sanno dare tutto e anche di più. C’è altro: il Milan gioca bene, cioè con cambi di fronte rapidi e precisissimi, con le sovrapposizioni interne ed esterne, con molti uomini in zona palla. Il pressing, oltre che coordinato, è costante, cosicché aumenta il disagio dell’avversario quando è in possesso della palla. Non scoraggiano nemmeno le situazioni contingenti. Questa volta, per esempio, Rodriguez ha sbagliato il rigore del possibile 1-0 (6’, grande parata di Viviano), eppure l’episodio non ha turbato né la squadra, né il tecnico. Anzi, il Milan ha continuato a giocare aumentando la propria intensità.
   
Qualcuno, molto opportunamente, mi ha fatto notare la deludente prestazione della Sampdoria (unica occasione all’89’, cross radente di Quagliarella e palla colpita male, sul secondo palo, da Caprari) che, però, va fatta risalire a quella lucente del Milan, capace di ridimensionare gli avversari non solo nel possesso palla, ma anche nelle idee tattiche. I frequenti cambi di gioco, che hanno avuto ai poli opposti Suso e Calhanoglu hanno rappresentato la chiave per scardinare lateralmente la Sampdoria. Con tre soli uomini in mezzo al campo, la squadra di Giampaolo ha faticato a sganciarne uno per i raddoppi sul difensore, spesso lasciato solo.
   
Da destra sono discesi i pericoli estremi per i doriani. E sempre con la stessa combinazione, ovvero il cambio di Calhanoglu (il migliore) per Suso, il quale ha sempre fatto correre Calabria in sovrapposizione esterna. Nel primo caso (6’ appunto), sul cross del terzino è arrivato il fallo di mano di Murru (rigore fallito da Rodriguez). Nel secondo (14’) il gol decisivo di Bomnaventura che ha colpito di interno destro in piena area. Grande gol nella conclusione, ma anche nella preparazione (cross di Calabria).
  
Qualche discussione, soprattutto allo stadio, dove agli spettatori manca la tv per rivedere e capire l’azione, ha suscitato il fallo di mano dello stesso Calabria a 7 minuti dall’intervallo. In effetti, su un lancio da metacampo, il difensore tocca con la mano per anticipare Zapata. Il ricorso al Var sembrerebbe far propendere per il rigore, ma una più accurata osservazione stabilisce che Calabria era al di fuori dell’area di rigore. E perché - ci si chiederà - l’arbitro non ha assegnato punizione dal limite? Per la semplicissima ragione che il Var non interviene in casi diversi da rigori (quindi falli in area), fuorigioco, espulsioni e scambi di persona. Capzioso, se volete, ma aderente al protocollo. Il Var, invece, ha giustamente annullato un gol di Bonucci (fuorigioco) sul finire del primo tempo, restando inoperoso per l’intera ripresa, dominata dal Milan più di quanto avesse fatto nel primo tempo. 

Calhanoglu, accentrandosi e contemporaneamente saltando tre avversari, ha colpito la parte alta della traversa (7’), poi ha servito a Suso un pallone nell’area del portiere che lo spagnolo ha stranamente colpito male (13’). Infine, duettando con André Silva, subentrato a Cutrone, ha impegnato Viviano in una deviazione in angolo (31’). Il bello del Milan è che non ha mai rinunciato a cercare il raddoppio, nemmeno quando sarebbe stato più conveniente tenere palla e far passare il tempo. In una ripartenza avviata dalla pressione di Calabria, André Silva (che seppur in poco più di un quarto d’ora ha brillato tanto) gli ha restituito palla in area e Viviano ha dovuto salvarsi sul tiro in diagonale del terzino. Il pareggio, sfiorato da Caprari, sarebbe stata una beffa. Domenica si va a Roma e, forse, il bello deve ancora venire.    

@gia_pad