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Siamo entrati nei giorni “caldi” dell’affare Ibra. Leggo dappertutto che la “parte sportiva” della società che fa capo a Boban e Maldini spinge per averlo, mentre la “parte commerciale” che fa capo a Gazidis & co si oppone all’affare. In questo articolo non voglio entrare nel merito della questione, anche se conoscete già molto bene il mio parere. Non sto disquisire sul fatto che Ibra serva o meno a questa squadra.

Dico un’altra cosa. Il Milan che vinceva, che dominava il mondo, che superava brillantemente e rapidamente i periodi di crisi era un monolite. C’era una catena di comando snella e chiara. Tutti allineati. Tutti remavano dalla stessa parte. Nessuno osava nemmeno pensare a dissidi o divergenze interne alla società. Quando si prendeva una decisione era la decisione di “tutti”, non di “una parte”.

Poi le cose sono cambiate e le spaccature interne al mondo rossonero sono diventate sempre più frequenti. La dicotomia più grave, quella che ha segnato la storia del Milan, in negativo purtroppo, è stata quella tra Barbara Berlusconi e Adriano Galliani. Appunto “la parte commerciale” in opposizione alla “parte sportiva”. Esattamente come adesso. Nel gennaio 2012 la “parte sportiva” rappresentata da Galliani e Allegri aveva pianificato la partenza di Pato e l’arrivo di Tevez. La “parte commerciale” ha fatto saltare tutto.

Dopodichè la “parte sportiva” voleva continuare a fare affari con Mino Raiola, per esempio Pogba, mentre la “parte commerciale” ha portato avanti la “deraiolizzazione” del Milan. Esempi di divergenze di questo tipo hanno contraddistinto gli ultimi 8 anni rossoneri. E siamo arrivati fino alla scorsa stagione quando, proprio sotto Natale, la “parte sportiva” rappresentata da Gattuso e Leonardo spingeva per avere Ibra, mentre la “parte commerciale” si opponeva.

Più o meno lo stesso scenario che ci viene presentato adesso da tutta la stampa sportiva, quindi si suppone che la cosa abbia un fondamento di verità. Quando la proprietà o le proprietà del Milan capiranno che, al di là dei soldi, dei bilanci, dell’Uefa, del mercato e dei fatturati, quello che manca da troppi anni è una vera unità societaria? Ecco quando arriverà quel momento e quando ci sarà qualcuno in grado di garantire quella vera unità e coesione, prima in società e conseguentemente in campo, allora il Milan potrà davvero immaginare un futuro diverso da questo triste presente. Finchè invece lo scenario sarà dominato da divergenze interne e da interessi personali le cose non potranno che andare male. Questo riguarda anche Ibra

Io sono il primo a pensare che lo svedese possa dare una grande mano a questa squadra, ma state sicuri che se alla prima partita sbagliata di Ibra ci sarà qualcuno in società pronto a dire: “Visto? L’avevo detto che era vecchio. Sapevo che Raiola ci avrebbe rifilato un pacco”, allora fallirà anche questo progetto.