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Dna Genoa. I cromosomi, per parte di padre, non mentono. Perché mica è semplice sedersi al tavolo delle conferenze a Coverciano e, davanti al richiamo delle sirene e a taccuini spianati, professare il proprio tasso di genoanità. Voce chiara, orgoglio spalmato su ogni corda. O mantenere la testa lucida quando la classifica si affaccia su un baratro da evitare come peste. Sgobba e suda Luca Antonelli, in una giornata in cui mezza Italia è impegnata in pic-nic tra i prati, l’altra incolla le orecchie al concerto del primo maggio a Roma. Festa del lavoro, non per tutti. “La vittoria di Verona è stata un toccasana. Era da tanto, troppo, che non assaporavamo il gusto dei tre punti, sempre la più efficace delle medicine. Si respira un bel clima in questi giorni nello spogliatoio. Tra di noi non parliamo di tabelle, no, viviamo alla giornata le ultime settimane di campionato ed è meglio così: concentriamoci, una tappa alla volta, sul  nostro cammino. La partita con il Pescara può, deve regalarci un’altra spinta per la classifica e il morale, ma non sarà facile perché è una squadra ricca di valori e ottime individualità, inoltre presuppone implicazioni emotive con l’obbligo di non sbagliare. Abbiamo perso parecchi punti per strada, che ci avrebbero regalato tranquillità. Vogliamo rimediare, posso aggiungere una cosa? Alè, Genoa”. Come non detto.