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24 febbraio 2020: è passato un anno esatto da quando il nome di una tranquilla cittadina della provincia lodigiana divenne all’improvviso la parola più pronunciata e cliccata d’Italia. A Codogno, paese di 15.000 anime, era scoppiato​ il primo focolaio di coronavirus in Italia​ e qui fu​ istituita anche la prima zona rossa​ d’Europa.​

Una vicenda che toccò indirettamente anche Edoardo​ Goldaniga, di professione calciatore. Il primo in Italia ad essere sottoposto ad un tampone anti-covid. Lui, pur giocando al Genoa e vivendo in Liguria, in questo angolo di Pianura Padana si era infatti recato pochi giorni prima per incontrare i suoi famigliari più stretti e fare visita alla tomba del papà, nell'anniversario della sua scomparsa. Da qui la decisione del club di sottoporlo preventivamente a un costante monitoraggio clinico. Una decisione condivisa dallo stesso ragazzo, dal quale non emerse alcuna positività. 

Oggi, ad un anno esatto da quella data così recente ma già entrata nei nostri libri di storia, il difensore rossoblù ha raccontato le sue emozioni in esclusiva a calciomercato.com: “Andai a trovare la mia famiglia perché il 19 febbraio è l’anniversario della morte di mio papà e davvero non potevo immaginare che sarebbe successo tutto ciò. E’ stato un anno molto difficile e non solo per Codogno, che soprattutto all’inizio è stata una delle zone più colpite. E’ stata dura per tutti. Anche ora che quel drammatico periodo è ormai alle spalle è strano vedere tanti giornalisti e diversi alti rappresentanti dello Stato affollare il mio paese per celebrare una ricorrenza così triste. Però Codogno, come tanti altri centri, è stato in grado di uscire da quella situazione e ora, anche se il virus circola ancora, la situazione è per fortuna più tranquilla. Mi auguro che presto possa essere così per tutta Italia”.

In attesa del ritorno ad una normalità che tarda a ripresentarsi, Edo per fortuna è tornato a concentrarsi solo su quel rettangolo verde che da oltre vent’anni rappresenta il suo mondo. Un mondo non certo immune a ciò che gli accade attorno, come gli stessi giocatori del Genoa hanno scoperto sulla propria pelle all’alba dell’ultimo autunno: “Ciò che ci è successo a settembre è stato incredibile. Siamo stati la squadra più colpita dal Covid di tutta la Serie A. Una situazione difficilissima da affrontare che per fortuna non ha lasciato conseguenze su nessuno ma che ci ha fatto iniziare la stagione con il freno a mano tirato. Oltre a quelle due settimane di positività abbiamo pagato le conseguenze del contagio anche nei mesi successivi. Quasi tutti i giocatori che sono stati contagiati sono rimasti in qualche modo indeboliti, accusando infortuni di vario genere. Una serie di sfortune in sequenza che per lungo tempo non ci hanno permesso di esprimere il potenziale di cui dispone questo gruppo. Poi con l’arrivo di mister Ballardini le cose sono migliorate. Siamo finalmente riusciti ad ottenere tanti punti e adesso sono sette partite consecutive che non perdiamo. Dati certamente significativi per una squadra come la nostra”.

Però domenica c'è l'Inter a San Siro...
“Conosciamo bene la forza dell’Inter e l’importanza che questa partita riveste per loro. Stanno lottando per lo Scudetto e non vorranno concedersi passi falsi. Ma per noi quella di domenica sarà un’altra gara importante lungo il percorso che conduce al nostro obiettivo. Per questo non vogliamo lasciare nulla al caso e proveremo ad andare a Milano a fare la nostra partita e provare a far punti anche contro la prima in classifica”.

A proposito di corsi e ricorsi storici: sempre un anno fa, più o meno di questi tempi (era l’8 marzo), e sempre a San Siro, vinceste contro il Milan ottenendo un successo fondamentale per la successiva salvezza...
“Mi ricordo bene quella partita perché fu la prima giocata senza tifosi ma anche l’ultima prima che l’Italia si bloccasse del tutto. Speriamo domenica di poter chiudere quel cerchio facendo altri punti e scongiurando in qualche modo il fantasma di ciò che accadde nei giorni immediatamente successivi”.
Covid a parte, come giudichi la tua annata fin qui?
“Personalmente reputo questa stagione molto positiva. Gioco spesso e mi sto ritagliando un bel ruolo in questo Genoa. Sono contento per come la squadra sta affrontando le partite in questo momento e di essere stato partecipe di questa scalata, anche se magari non parto sempre dal primo minuto. Il mister tuttavia riesce spesso a trovarmi uno spazio, anche a gara in corso, e io cerco di non farmi trovare impreparato quando ciò avviene”.

Pur essendo un difensore in carriera hai spesso trovato la via della rete. In rossoblù, però, hai fin qui esultato una sola volta, lo scorso anno contro il Napoli, in una gara peraltro perso per 2-1. Ti manca il gol?
“Onestamente sì. Ho già segnato sette reti in Serie A, che per un difensore non sono poche. Però mi piacerebbe cercare di mettere a segno qualche altro gol in carriera. Magari segnandolo in un’occasione in cui si riesce anche a portare via qualche punto, in modo da tornare utile a tutta la squadra e poi poter festeggiare doppiamente”.

In fondo nel DNA di Goldaniga qualche traccia di come si bucano le reti avversarie c’è sicuramente, vista la carriera di nonno Giacinto, ex attaccante degli anni ‘50 con un trascorso anche al Grifone...
“Purtroppo non l’ho conosciuto personalmente perché se n’è andato dieci anni prima che io nascessi. Però forse qualcosa da lui spero di averlo ereditato. Anche se io i gol dovrei innanzitutto evitarli più che farli...”.

Nel bagaglio che ti ha lasciato c'è anche l’amore per il club più antico d’Italia?
“L’ho sempre detto: io qui mi trovo benissimo. Fin dal primo giorno in cui sono arrivato, Genova mi ha accolto in maniera straordinaria. Io amo questi colori e vorrei restare qui a lungo. Il cartellino è ancora del Sassuolo e a fine stagione decideremo il da farsi tutti assieme. Ma da parte mia posso assicurare che questo matrimonio è tutt’altro che a tempo determinato. Spero che il legame tra me e il Grifo possa proseguire ancora”.

Nel tuo passato c’è anche qualche traccia di bianconero, anche se il rapporto con la Vecchia Signora non è mai convolato a giuste nozze. Hai rimpianti a tal proposito?
“La Juve fa parte del mio percorso di crescita. Mi presero molto giovane, al termine della mia prima mezza stagione nel calcio professionistico, all’epoca di Pisa. Il mio cartellino rimase di loro proprietà per due anni ma fui sempre mandato in prestito altrove. Poi fui ceduto definitivamente al Palermo e da lì ho cominciato un altro tragitto”.

Senza rimpianti né rimorsi. Perché anche se non possiede l’alabarda spaziale, Goldaniga ama proiettarsi nel futuro. Proprio come l’eroe di cui porta con onore il soprannome: il mitico robot dei manga che negli anni ‘70 rappresentò il primo eroe cartonato per un’intera generazione di giovani italiani: “I primi che cominciarono a chiamarmi Goldrake furono i tifosi del Pisa, nel 2014, ma è soprattutto qui a Genova che il soprannome è diventato per me quasi un’etichetta. E devo dire che mi piace molto. Per tutti ormai sono Goldrake e anche se da bambino guardavo altro, ora vado fiero di questo appellativo che ricalca il mio cognome e quindi le mie origini”.