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Alla vigilia del match con l'Inter, il tecnico del Genoa Pasquale Marino parla in conferenza stampa. Ecco il testo integrale, così come riportato dal sito ufficiale del Grifone.

“Mi dispiace essere arrivati a questa gara, con un organico ridotto, a causa degli infortunati o di giocatori non utilizzabili a scopo precauzionale. Il rimpianto è questo. Perché alla Coppa Italia teniamo, anche se la priorità, mia e della società, rimane il campionato. Ma a Milano non andiamo per fare una passeggiata, chi scenderà in campo avrà gli stimoli giusti. Al momento però dobbiamo gestire le forze. L’unico non convocato per mia scelta è Frey, le altre defezioni sono dettate da motivi specifici. L’Inter? Ha una rosa con più possibilità, più variabili, per presentarsi al top. Anche loro faranno, penso, certi calcoli prima di varare la formazione”.

La gara con l’Udinese ha dato impulso: “Deve dare consapevolezza nei nostri mezzi. Siamo sulla strada sbagliata, se pensiamo di aver risolto i nostri problemi. L’intenzione è di onorare l’impegno di Coppa, voglio capire se e su quali giocatori possa contare al 100%. Alcuni hanno bisogno di prendere ritmo. Sculli? Il suo acquisto è in dirittura. E’ un giocatore di temperamento, di carattere, tornerà utile. Per Merkel sono dispiaciuto, ma quando bussano certe squadre, fai fatica a tenere i giocatori. E’ giusto così. L’importante è avere due giocatori per ogni ruolo. E’ in arrivo un pezzo da novanta? Intendete novanta chili? Altro lavoro, per me. Orientarsi verso un progetto tattico, comporta compiere delle verifiche, vedere se ci siano giocatori adattabili a più ruoli e noi ne abbiamo. Ma pronti a cambiare e fare altre valutazioni. A me per esempio piace il 4-3-3, ma mica desidero allontanare Palacio da Gilardino o dalla porta. Date retta a me, i numeri lasciano il tempo che trovano, l’ho già detto: conta l’approccio. Non sono integralista, e la ricetta non me l’ha data il medico”.

Dalla polvere all’altare, il passo è breve: “Ci sta ragionare in funzione di un miglioramento, il campionato dice che siamo ottavi con 24 punti. Ne servono 16 per raggiungere la tranquillità, questo è il primo passo. Mi piace vivere alla giornata, c’è’ tantissimo da lavorare, per tirare fuori il meglio da ognuno. E una cosa va tenuta presente, occorre essere umili, la presunzione non porta lontano. Non era tutto da buttare prima, non siamo da Champions League adesso: testa bassa e fari spenti”.

Casa o trasferta, è lo stesso. “Si gioca undici contro undici, anche davanti a 30, 40 o 50mila spettatori. Se hai un’identità di gioco, devi cercare di tradurla in campo. Bisogna essere liberi mentalmente. Se pensi solo a difenderti, a una sola fase, fai un favore agli avversari, consentendo di giocare nella tua metà campo. Non sprecheranno energie a inseguirti, saranno più lucidi quando ti attaccheranno. Senza contare che una giocata te la possono inventare. Tra il dire e il fare, va bene, c’è di mezzo il mare”.
 

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