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Trovare un aggettivo per descrivere Goran Pandev è ormai un'impresa titanica, degna di quelle che lui compie nei campi da calcio. Ogni volta che l'elenco viene aggiornato si ha la convinzione che la voce aggiunta sia l'ultima e invece, puntuale come il cambio dell'ora a primavera, il 37enne di Strumica trova un modo per mandare in crisi chi parla di lui.

L'ultima perla di una collezione lunga quasi due decenni il fantasista del Genoa l'ha aggiunta ieri sera con la maglia della sua nazionale. Quella Macedonia del Nord da lui stesso trascinata quattro mesi fa alla prima storica qualificazione ad un grande torneo internazionale, l'Europeo della prossima estate. E ieri Goran l'Eterno si è ripetuto, scrivendo un'altra pagina incredibile ed inedita nella breve storia del calcio del suo Paese. 

Con un gol e un assist a colui che egli stesso considera il proprio erede, il napoletano Eljif Elmas, il capitano ha griffato con le sue iniziali sul tramonto dei due tempi quello che a Skopje hanno già ribattezzato come il Miracolo di Duisburg. Non esistono altri termini, d'altronde, per definire il clamoroso 1-2 con cui i rossi balcanici si sono imposti in casa della Germania. Mai prima di ieri la Macedonia aveva battuto la corazzata tedesca, tantomeno in una gara ufficiale. Una sconfitta che sa di storia anche per coloro che l'hanno subita, dal momento che dal 1934 in poi la Mannschaft aveva perso soltanto altre due volte un incontro di qualificazione mondiale.
E mentre Goran ha già da tempo comprato il chiodo al quale tra qualche mese appenderà il suo strumento di lavoro, il suo popolo sogna un Europeo da protagonista per un Paese sorto dalle ceneri di quella galassia di talenti e contraddizioni che era la Jugoslavia. Ma anche il Genoa si frega le mani in vista del finale di stagione. Cullando la speranza, neanche troppo nascosta, che il chiodo del suo numero 19 possa restare nel cassetto ancora un altro anno.