Il presidente del Genoa, Enrico Preziosi, dopo la partita contro il Torino aveva rassicurato tutti i tifosi: “Non siamo il Parma”. Da dove era nato il paragone che buona parte della stampa nazionale aveva fatto? Dalla mancata concessione della licenza Uefa. Il Genoa è stato bocciato per motivi burocratici e per alcune pendenze con club esteri, per questo il suo primo tifoso ha subito allontanato lo scomodo paragone, annunciando anche che ha ricapitalizzato per 25 milioni di euro. I conti per l’Uefa devono essere a posto o, meglio, le società si devono dimostrare virtuose: nel senso che devono dimostrare di avere iniziato una strada buona per riportare il bilancio in perdita limitata oppure in pareggio. 

Oggi i soldi sono stati versati nelle casse rossoblù, che intanto ha chiuso le questioni più spinose a livello di debiti con altre squadre per quello che riguarda l’Argentina e il Perù. Con questi soldi, promessi e versati, si cercherà di trovare anche la strada più veloce per chiudere la questione aperta con club della Grecia per Fetfatzidis. Il Grifone ci sta provando, ma ha tempi molto stretti: il ricorso per riavere accesso alle competizioni europee deve essere presentato il 16 maggio. La corsa contro il tempo è partita, poi toccherà all’Uefa ribaltare o meno la sentenza di primo grado come fatto qualche tempo fa con l’Espanyol, caso preso in esame da Villa Rostan per evitare la bocciatura. Sono giorni di attesa a Pegli ma anche di certezze: il Genoa non è il Parma perché Preziosi mantiene le promesse, anche se queste costano ben 25 milioni di euro. 

In serata lo stesso Enrico Preziosi si è però detto pessimista: "Abbiamo completato il ricorso per la licenza Uefa. Siamo a posto, economicamente e formalmente, ma abbiamo poche chance. I tempi per l’Uefa sono improrogabili e un eventuale ricorso di una società arrivata dietro di noi temo che ci vedrebbe sconfitti".