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Forse sarà soltanto una precoce rondine primaverile, peraltro decisamente fuori stagione, o magari sarà il segnale che finalmente qualcosa è davvero cambiato. In attesa che il futuro ci dia una risposta, in casa Genoa è finalmente arrivato il momento di godersi una domenica non esaltante ma semplicente normale, come non se ne passava da un pezzo. 

La vittoria di Cagliari regala un po' di ossigeno al Grifone ed al suo popolo dopo mesi d'apnea, risvegliando speranze e sogni sulla soglia dell'orizzonte. Ma quel che più conta è che il successo in terra sarda non è stato per nulla frutto del caso. Anzi il punteggio finale, nonostante i tre gol realizzati, sta addirittura stretto ai rossoblu liguri che, con un pizzico in più di cinismo e di quella fortuna che continua a guardare altrove, avrebbero potuto chiudere la pratica ben prima dell'agognato triplice fischio. 

VENTO NUOVO - Dopo tempo immemore, oggi pomeriggio il tifoso genoano ha potuto ammirare una squadra compatta, cattiva e determinata che non a caso è riuscita a portare a casa quei tre punti mai raggiunti prima in questo campionato. Un segnale incoraggiante che consente di guardare al futuro con meno apprensione.

D'altronde che un vento diverso stesse soffiando dalle parti di Pegli negli ultimi giorni in effetti lo si era capito da alcuni piccoli ma importanti segnali. Innanzitutto l'arrivo di Giorgio Perinetti in qualità di nuovo direttore generale, mossa che ha riportato un po' di normalità ad un ambiente che troppo a lungo ha vissuto in un clima di autolesionista eccezionalità. Altro fattore determinante è stata la fine della telenovela societaria. Il fatto che Preziosi, volente o nolente, sia rimasto alla guida del club ha eliminato quell'incertezza che ha avvolto l'intera struttura del club negli ultimi mesi. In attesa che la questione torni d'attualità, i dipendenti rossoblù almeno sanno di chi sarà la firma sulla loro busta paga a fine mese. E non è una questione da poco.

LA SVOLTA - E poi c'è il fattore Juric. Se inevitabilmente quando le cose andavano male in campo la responsabilità maggiore era scaricata su di lui, oggi altrettanto ineluttabilmente bisogna riconoscerne i meriti. Prima su tutti quello di aver avuto la forza per modificare le proprie certezze (meglio tardi che mai, verrebbe da dire) abiurando il fin qui dogmatico 3-4-3 per un più prosaico ma equilibrato 3-5-2 e riaccogliendo a braccia aperte gli ex figliol prodigi Rigoni e Taarabt, non a caso i due uomini migliori visti in campo alla Sardegna Arena.

Solo gli stupiti non cambiano mai idea, recita un vecchio proverbio. Oggi Juric ha dimostrato che stupido non è. Ora tocca a tutto il resto del club fare altrettanto, non vanificando i piccoli ma significativi passi verso la normalità compiuti negli ultimi giorni.