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No, non sono i sette punti in quattro gare a certificare la rinascita del Genoa. E non è neppure la ritrovata mentalità di una squadra che, seppur in maniera tutt'altro che spettacolare, ha finalmente trovato un suo modo di giocare, di stare in campo e di fare risultato.
 
La resurrezione del Grifone ad opera di Davide Ballardini si rispecchia soprattutto in un volto: quello di Ivan Radovanovic. Un giocatore che in molti definirebbero comprimario. E non soltanto per il ruolo che ricopre. Del campione in effetti non ha la classe, l’appariscenza, l’arroganza e neppure i modi. Addirittura non ha neppure un profilo social, caso forse più unico che raro non solo nel calcio ma tra molti suoi coetanei. Insomma il serbo appare anni-luce lontano dalla maggioranza dei suoi colleghi.
 
Il suo carattere schivo, tuttavia, si è rivelato un’arma per lui essenziale. Grazie a questo è riuscito a diventare un calciatore professionista e a ritagliarsi una lunga carriera ad alti livelli nel nostro campionato. Ma questa dote gli ha permesso anche di turarsi le orecchie di fronte alle tante critiche che i tifosi del Genoa gli ha riservato nell’ultimo biennio. Quando le cose andavano male, e dalle parti di Pegli ciò che accaduto più spesso che altrove, uno dei bersagli principali degli strali del popolo rossoblù è stato proprio Radovanovic. Quasi che lui fosse il paradigma di una società che stava fallendo su tutti i fronti. Certo, di errori in campo ne commetteva. Ma farne il capro espiatorio delle piaghe del Grifone l’ho sempre considerata una pratica ingenerosa ed ingiusta.
 
Qualsiasi allenatore sia passato da qui, tuttavia, ha sempre puntato su di lui, a volte addirittura indicandolo pubblicamente come esempio ai compagni. E anche Ballardini non ha fatto eccezione. Più per necessità che per scelta, il tecnico ravennate ha fatto di Rado il punto di riferimento del proprio pacchetto arretrato, ricevendo dal serbo una risposta per molti inaspettata. Nelle quattro uscite del Ballardini-quater, Radovanovic si è dimostrato il migliore difensore dei rossoblù. Puntuale negli interventi e pulito nelle chiusure, il 32enne belgradese appare sempre di più un veterano di questo ruolo, tanto che si fa fatica a ricordarsi che in realtà la sua posizione in campo sarebbe un’altra. O almeno tale è stata fino ad una manciata di settimane fa. E’ quindi anche grazie alle sue prestazioni se la media dei gol subiti dal Genoa si è praticamente dimezzata rispetto alla gestione Maran.
 
Ovviamente la rinascita di Radovanovic non è l’unico pregio attribuibile al Balla-quater, né il solo aspetto in grado di spiegare la risalita, anche morale, del Grifone. Ma per quanto mi riguarda è senza dubbio uno dei risvolti più meritevoli. Più delle accelerazioni di Shomurodov, più dei gol di Destro, più delle incursioni di Zajc, è la metamorfosi del 21 rossoblù a rispecchiare in pieno quella di un Genoa parente lontano di quello visto all’opera fino a poco prima di Natale.