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Calma e pazienza. Queste sono le doti principali che servono per costruire una squadra. E il Genoa, che oggi è un cantiere aperto, ha bisogno di entrambi gli ingredienti.
Ingredienti che se usati correttamente aiutano a cogliere i giusti segnali anche da gare apparentemente prive di indicazioni positive. Come quella giocata ieri sera contro l’Inter.
 
BENE LA DIFESA - Malgrado la sconfitta e l’aggravante di non aver mai sporcato i guantoni di Handanovic, Rolando Maran può comunque cercare di vedere la parte del bicchiere piena anziché concentrarsi solo sulla metà vuota. Uscire indenni dalla sfida con i nerazzurri, potenziali candidati alla corsa tricolore, non è mai una cosa scontata. Anche quando riesci ad imbrigliarli per oltre un’ora. Il rischio che la giocata del singolo faccia prima o poi la differenza è sempre dietro l’angolo e ieri si è palesata nello scambio Barella-Lukaku che ha mandato in tilt il sistema difensivo rossoblù. Risalire la corrente, a quel punto, diventa difficile anche perché alla seconda occasione buona l’Inter ha chiuso la contesa. Resta comunque la buona tenuta difensiva evidenziata dal Grifone fino al gol spacca-partita del fuoriclasse belga, al cospetto di un avversario di tutt’altro livello.
 
TEST DI LUSSO - Altro motivo di parziale consolazione deriva dall’aver messo un po’ di benzina nel motore di tanti giocatori che hanno trascorso le ultime settimane più a letto che sul campo. La condizione fisica di costoro, dopo il ciclone covid che li ha investiti, la si può recuperare principalmente giocando. E allora tanto meglio farlo contro una formazione che ti fa correre molto e contro la quale, tutto sommato, il risultato ha una valenza relativa. Insomma, quella contro la truppa di Conte può essere considerata per loro una sorta di amichevole da tre punti. Utile più per oliare meccanismi collettivi e condizione individuale che per smuovere la classifica.
 
PREDESTINATO -
Infine c’è la lieta conferma arrivata da Nicolò Rovella. Per la seconda volta consecutiva il giovane regista è sceso in campo dal primo minuto, confermando la buona prova già offerta cinque sere prima a Verona. Per ironia della sorte tre delle quattro presenze in Serie A del regista di Segrate sono arrivate contro l’Inter, formazione che aveva già bagnato il suo esordio nel massimo campionato e successivamente anche il debutto da titolare. In mezzo ai vecchietti della mediana rossoblù, Rovella ha portato ieri una ventata di freschezza. Uno spiraglio di luce in vista di un futuro che per lui si prospetta radioso. Lucidità nel gestire anticipi e passaggi, tempestività nel tamponare gli avversari, ma soprattutto personalità nel giocare a testa alta senza mai farsi prendere dalla frenesia sono le doti migliori di un ragazzo che non ha ancora compiuto 19 anni. E che se non si perderà per strada rappresenterà il futuro non solo del Genoa ma anche della nostra Nazionale.