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Se il calcio è da sempre molto più di un semplice gioco il merito è anche di chi ha contribuito a renderlo tale. Protagonisti spesso silenziosi di uno sport che forse non esiste più, quello in cui il cuore veniva sempre prima del portafoglio.

IL CAPITANO - Ogni club ha il suo eroe sfortunato, indimenticabile ed indimenticato, che contribuisce a forgiare il mito dei colori che difendeva. La Juventus ha Scirea, il Torino Meroni, la Roma Di Bartolomei, la Lazio Re Cecconi. Per il Genoa la Bandiera con la B maiuscola corrisponde alle generalità di Gianluca Signorini. Per il popolo rossoblù semplicemente il Capitano.
Uomo straordinario dal punto di vista umano, giocatore tra i più sottovalutati dal punto di vista tecnico, Signorini rimane il simbolo dell'epoca d'oro del calcio italiano. Arrigo Sacchi, che ebbe modo di forgiarlo da giovanissimo a Parma, lo considerava l'unico in grado di essere accostato per classe e carisma ad un mostro sacro del nostro pallone come Franco Baresi, salvo poi dimenticarsene quando era tempo di chiamarlo in Nazionale.
RIMPIANTO - Puntuale, pulito, elegante, in campo come fuori. Signorini era il classico leader silenzioso in grado di guidare la truppa facendosi rispettare senza alzare la voce. E forse proprio questa sua signorilità, questa sua ritrosia alla luce dei riflettori gli è costata l'esibizione in palcoscenici più prestigiosi di quelli calcati nel corso della sua carriera. Non tanto a livello di club, quanto di Nazionale. Difendere i colori della società più antica d'Italia era per lui l'onore più grande. Poterla guidare per la prima volta in 100 anni di storia dalla solitudine del campionato italiano alle glorie del panorama europeo fu la sua miglior vittoria. Grande almeno quanto la delusione per non aver mai coronato una splendida carriera con un'adeguata investitura in maglia azzurra.

AUGURI - Una lacuna che l'ultimo dei liberi non ha mai voluto sottolineare, restando fedele a quel suo personaggio schivo e introverso che è restato anche quando un mostro terribile chiamato SLA gli divorava il corpo lasciandogli lucida la mente. Un mostro che se l'è portato via con sé troppo presto, restituendogli come unica consolazione la consacrazione nell'olimpo degli eroi rossoblù. Un onore che molti dei suoi colleghi di ieri e di oggi pur essendo più ricchi, più belli, più famosi, più vincenti, possono solo sognarsi di raggiungere.
Oggi il Capitano avrebbe compiuto sessant'anni. E probabilmente l'avrebbe fatto senza autocelebrarsi su Instagram o Facebook ma semplicemente festeggiandolo in famiglia, con la moglie Antonella, i quattro figli, i nipoti e una bella torta con tante candeline. Ovviamente rosse e blu.