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Si dice che nello sport insegnino più le sconfitte delle vittorie. Quella incassata ieri dal Genoa contro la Lazio qualcosa di importante certamente lo ha lasciato.

Il pirotecnico 3-2 del Ferraris ha infatti certificato, se ancora ce ne fosse stato bisogno, come questo Grifone sia un lontano e neppure troppo somigliante parente di quello visto all'opera fino a fine dicembre. In altre circostanze la squadra rossoblù, sotto di un gol dopo appena 100 secondi e in soggezione per almeno 20 minuti di fronte alla bruciante partenza biancoceleste, si sarebbe sciolta come neve al sole, rimediando probabilmente una netta imbarcata. E invece non solo Criscito e compagni hanno saputo reagire alle avversità, mettendo alla frusta la squadra probabilmente più in forma del momento, ma sono rimasti in gara fino all'ultimo secondo di recupero nonostante per ben due volte si fossero trovati sul doppio svantaggio.

Insomma, dalla rivoluzione di gennaio oltre a tanti giocatori utili e congeniali alla missione rossoblù è arrivata anche una consapevolezza ed un coraggio fino ad allora del tutto estranei. Meriti quest'ultimi ascrivibili, ovviamente, al condottiero Nicola. Un tecnico in grado di fare le rivoluzioni senza rivoluzionare nulla.