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Partiamo da un assunto incontrovertibile: il calcio non è il pattinaggio artistico. Nel mondo del pallone è proprio quest’ultimo a stabilire il risultato e non chi a tavolino decide che un contendente si merita la vittoria perché è stato più bravo dell’altro. Nel calcio conta solo il numero di reti che realizzi. Non quante ne sfiori, né come le fai o quanti minuti tieni la palla tra i piedi. E’ su questa regola, quella che Max Pezzali ormai un quarto di secolo fa definiva la ‘dura legge del gol’, che si basano i successi del gioco più amato del pianeta.
 
Una regola a volte crudele come una pena ingiusta, quando la subisci, a volte goduriosa ai limiti dell’orgasmo quando al contrario ne benefici. In ogni caso inappuntabile. E se Genoa e Verona ieri sera sono usciti dal Ferraris con il medesimo bottino ma con umori antitetici, a fronte di uno sforzo nettamente sbilanciato verso gli ospiti, la causa è da ricercare proprio in questa antica legge non scritta del pallone.
Una legge che quando si palesa fa inevitabilmente scatenare reazioni contrastanti ma sempre uguali fin dalla notte dei tempi. I suoi beneficiari si vedono piovere addosso una serie di epiteti che oscilla dal ‘fortunati’ al ‘biscottari’, in un crescendo di aggettivi non proprio nobilissimi. I puniti passano, al contrario, dal più benevolo ‘polli’ al più grave ‘venduti’ in una scala graduata di insulti via via più intensa.
 
Anch’io, ovviamente, non mi sottraggo a questo giochino e ammetto, a costo di negarlo alla prima occasione utile, di essere altrettanto partecipe di questa caccia all’attributo quando me ne si presenta l’opportunità. Tuttavia credo che quanto accaduto ieri al Ferraris abbia una spiegazione forse più logica, e dunque in quanto tale anche più cinica, che consta in un assioma quasi algebrico. Personalmente ritengo che quando una squadra meriti tanto una vittoria ma essa le sfugga, come è successo ieri al Verona, alla fine sia giusto che lasci qualcosa per strada. Soprattutto se chi hai di fronte mostra viceversa di saper nuotare controcorrente, risalendo la china anche con un uomo in meno. Per qualcuno questo si chiama karma, per altri è la dimostrazione pratica del ‘carpe diem’ di Orazio, per me è molto più prosaicamente il palesamento dell’antica e dura legge del gol che punisce chi non la venera e fa godere chi ne beneficia. Almeno fino a che le parti non si invertiranno.