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Cambiare ora non avrebbe senso. E questo per fortuna la società sembra comprenderlo più e meglio di altri. Con due scontri diretti all'orizzonte, per di più da giocarsi nell'arco di pochi giorni, la mossa peggiore che si potrebbe fare in casa Genoa dopo terribile battuta d'arresto di Torino è quella di farsi prendere dalla pur comprensibile voglia di mandare il tavolo a piedi all'aria.

È altrettanto evidente tuttavia che la falsariga seguita dal Grifone fin qui deve essere urgentemente corretta. Serve insomma la classica scossa, ma precisa e ben assestata. Perché in caso contrario si rischierebbe di fare più danni di quanti si vorrebbe risolverne. E siccome per il momento la dirigenza ha deciso saggiamente di non intervenire, l'unico che può darla in tempi immediati è proprio lo stesso Ballardini. D'altronde quali siano i problemi che affliggono il suo Grifone il tecnico sembra conoscerli molto bene anche se lui stesso deve per primo tornare sui propri passi. Il Genoa ballardiniano è passato alla storia per la semplicità dei metodi del suo ideatore. La ricetta adoperata nei momenti in cui è stato chiamato in causa in fondo era semplice: schierare ognuno nel proprio ruolo, chiedendogli di fare solo ciò che sa far meglio. In questa maniera Ballardini ha costruito quattro salvezze a dir poco miracolose, per ciascuna delle quali meriterebbe non uno ma milioni di monumenti, tanti quanti sono i tifosi rossoblù.
Quest'anno però il suo atteggiamento è cambiato. Tanti, troppi esperimenti tattici sembrano minare le certezze del suo esecutore. A cominciare da uno schema di gioco che varia mediamente e in maniera piuttosto radicale, dalle tre alle quattro volte per partita. Anche a livello di interpreti poi Ballardini sembra avere spesso idee contraddittorie, cucendo ai propri giocatori abiti palesemente fuori misura. Oltretutto ostinandosi a volerglieli farsi indossare quasi per forza.

Per ritrovare il suo Genoa Ballardini deve quindi prima di tutto ritrovare se stesso. Le possibilità ci sono, anche se ormai ridotte al minimo, visto che la sabbia rimasta nella sua clessidra è ormai pochissima. Ma è proprio nei momenti più difficili che il tecnico di Ravenna ha saputo creare le cose migliori. L'auspicio e che sappia fare altrettanto anche questa volta. Possibilmente già martedì a Spezia, in quello stesso luogo in cui esattamente dieci mesi fa fu scritta la prima pagina del suo quarto clamoroso romanzo rossoblù.