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Una vittoria sulla Juve è sempre un evento da festeggiare. Specialmente per chi è abituato a bazzicare in ambienti molto meno altolocati di quelli tradizionalmente frequentati dalla Vecchia Signora. Ma se da trent’anni esatti il Genoa non riesce ad espugnare la Torino bianconera dovrà esserci una spiegazione che non si può sempre e solo imputare alla sfortuna o agli episodi avversi.
 
Il campo della Juventus è tradizionalmente uno dei più difficili da conquistare e riuscirci significa compiere un’impresa da tramandare ai posteri. Anche per questo quando te ne si propone l’opportunità bisogna cercare di agguantarla al volo. Come insegna Orazio, saper cogliere l’attimo è una dote essenziale per non trascorrere la vita a consumarsi tra rimorsi e rimpianti. Sentimenti che legittimamente il Genoa può covare ripensando alla gara di ieri.

E sì, perché se c’era una partita buona per sfatare il tabù bianconero era proprio questa. E non soltanto per ciò che si è visto in campo. Che la Juve di Pirlo non sia la migliore dell’ultimo trentennio, giusto per stare dentro ai limiti temporali che separano il Grifone dall’ultimo successo in riva al Po, lo sanno d’altronde anche i sassi che riposano nel letto del fiume più lungo d’Italia. Ma lo sanno soprattutto Fiorentina e Benevento, due dirette concorrenti dei rossoblù ambedue in grado nei mesi scorsi di brindare a spumante nella reggia di Madama. Un avvenimento insolito che il Genoa avrebbe voluto e potuto replicare se solo avesse avuto un pizzico di convinzione in più di quanto mostrato. Sarebbe bastato, ad esempio, attaccare la spina della corrente fin dal primo minuto e non, come è stato fatto, dopo che era passata mezzora di gioco e sul groppone pesavano già due reti al passivo. Quando la sveglia suona tardi poi è difficile recuperare il ritardo. Anzi, la fretta con cui si cerca di riacquisire il tempo perduto rischia di fartene perdere ulteriormente.
 
Malgrado tutto i rossoblù le opportunità per raddrizzare la baracca le hanno avute, salvo poi, come il più sbadato dei contadini, darsi un colpo di zappa sui piedi in maniera decisamente autolesionista. Gli errori dei singoli, le scelte non tutte azzeccate di Ballardini e anche un pizzico di sfortuna (vedi l’infortunio di Zappacosta) hanno finito per confermare il più scontato dei pronostici, lasciando il Grifone a mani vuote.
Forse la vittoria allo Stadium starebbe stata una pretesa eccessiva ma la sensazione che almeno un pari potesse scapparci è stata a lungo piuttosto vivida. Un’occasione di quelle che si presentano solo ogni tanto è stata gettata al vento lasciando in eredità il rammarico per non aver seguito il consiglio di Orazio. La consolazione deriva dal fatto che probabilmente, complici anche i risultati altrui, quei punti non raccolti ieri non comprometteranno la corsa del Genoa verso la salvezza. Però sarebbe stato bello far saltare finalmente il tappo a quella bottiglia che da tre decenni occupa un ripiano del frigo rossoblù...