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Un sacrificio doloroso ma necessario. L'addio ormai imminente di Eldor Shomurodov al Genoa lascia nella bocca dei tifosi rossoblù un gusto conosciuto da tempo a cui, come una medicina amarissima, si fa però molta fatica ad abituarsi. Il sentore è quello tipico di questo periodo dell'anno, almeno per chi si vede costretto per l'ennesima volta a salutare un giocatore poco dopo essersene affezionato.

La dimensione passionale del calcio però è ormai da tempo un retaggio che appartiene ad un tempo lontano. Ora i valori che contano sono altri. In primis quelli dei bilanci. E l'ultimo redatto dalla società rossoblù ha fatto registrare un buco nero da oltre 33 milioni di euro. Impossibile dunque attendersi che il copione dell'estate genoana potesse essere differente da quelle passate. Nei calcoli dei ragionieri di Villa Rostan la partenza dell'uzbeko era l'unica mossa in grado di garantire un po' di ossigeno alle asfittiche casse del Grifone. Ossigeno che tuttavia dovrà, almeno in parte, essere necessariamente reinvestito sul mercato, visto che a tre settimane dal via del campionato, e a due dal primo impegno in Coppa Italia, la casa rossoblù è ancora un cantiere in piena costruzione di cui si faticano ad intravedere i contorni della facciata.
Al Grifone che verrà manca ancora almeno una pedina per reparto, portiere escluso visto l'ormai certo arrivo tra i pali di Salvatore Sirigu. E se già prima della cessione dell'uzbeko il Genoa era alla ricerca di un centravanti, ora le punte da portare a Pegli diventano due. I nomi in rampa di lancio sono quelli di Vladislav Supryaga e di Caleb Ekuban, soluzioni che almeno sulla carta non paiono far fare un salto di qualità alla rosa di Davide Ballardini. Possibile ma anche auspicabile, quindi, che prima della fine del mercato là davanti possa arrivare ancora qualcuno in grado di riaccendere la fiammella della passione nel cuore di milioni di tifosi sempre più raffreddati.

Perché se i sacrifici sono necessari, soprattutto in epoca di pandemia, altrettanto lo è la necessità di rimpiazzarli a dovere per non dilapidare del tutto il vero tesoro di ogni società di calcio: l'affetto della sua gente.