Calciomercato.com

  • Genoamania: tre motivi per cui Sheva non sarà il nuovo Thiago Motta

    Genoamania: tre motivi per cui Sheva non sarà il nuovo Thiago Motta

    • Marco Tripodi
    Lo sbarco di Andryi Shevchenko sul pianeta Genoa sta suscitando reazioni contrastanti tra i tifosi del Grifone. La maggioranza del popolo rossoblù vede nell’avvento dell’ucraino il segnale di una nuova era, il cui inizio sarebbe testimoniato dal lauto e inedito ingaggio garantito al neo-mister. Ma c’è anche chi teme che l’avventura dell’ex centravanti del Milan possa trasformarsi in una replica di quanto visto due anni fa con Thiago Motta.
     
    Ad accomunare i due tecnici, oltre a una prima vita calcistica ricca di trofei, ci sarebbe una scarsa esperienza nel nuovo ruolo e il sospetto di essere stati scelti a campionato in corso più per l’appeal suscitato dal loro nome che dalle reali capacità professionali.
     
    ESPERIENZE DIVERSE - In realtà ci sono almeno tre ottimi motivi per credere (e sperare) che l’esperienza di Sheva all’ombra della Lanterna sia di segno inverso rispetto a quella di Thiagone. Il primo è dato proprio dal curriculum dei due. Quando l’attuale allenatore dello Spezia approdò al Grifone la sua esperienza in panchina era limitata a una manciata di mesi alla guida dei ragazzini del Paris Saint-Germain. In rossoblù, dunque, l’italobrasiliano affrontò di fatto la sua prima vera esperienza da allenatore. Con i risultati che tutti ben ricordano a Pegli e dintorni. L’ucraino invece non rappresenta lo stesso salto nel buio tentato due anni fa. Lui arriva da un quinquennio alla guida della propria nazionale maggiore, portata allo storico traguardo del recente quarto di finale agli Europei, seguito ad un altro paio d’anni trascorsi a fare gavetta come vice del precedente selezionatore. Vero che gestire una nazionale è molto diverso che lavorare quotidianamente in un club, ma ciò non basta per appiccicare a Sheva quell’etichetta non esattamente benevola di esordiente già affibbiata a suo tempo a Motta.
     
    PRAGMATISMO - Il secondo motivo che potrebbe far cambiare idea alle cassandre rossoblù è il credo tattico dei due tecnici. L’ex centrocampista arrivò a Genova anticipato dalla tesi presentata al termine del supercorso di Coverciano, nella quale illustrava la sua idea di calcio basata su un equivoco e rivoluzionario modulo 2-7-2. Malgrado lo stesso Motta abbia più volte spiegato il vero significato di quei numeri, riconducibili a un più banale 4-3-3 o giù di lì, la confusione da essi generata sembrò in qualche modo riverberarsi anche sul campo in un atteggiamento di squadra spesso difficile da comprendere dagli stessi interpreti. Shevchenko, viceversa, appare decisamente più pragmatico dell’estroso collega. Il suo calcio è consolidato da anni. Non è sperimentazione, ciò che il Genoa in questo momento non può assolutamente permettersi, ma si basa sulla tradizione tattica assimilata dei maestri avuti in carriera. Lobanovski e Ancelotti su tutti.
     
    IL TASSO IN PIU' - L’ultimo, ma non certo per importanza, punto a favore di Sheva è infine rappresentato dal suo staff e in particolare da colui che un lustro abbondante sembra essere diventato la sua ombra: Mauro Tassotti. Chi ben conosce l’ex Pallone d’Oro sostiene che in realtà il vero tecnico delle sue squadre sia l’ex terzino del Milan. E guardando agli ultimi vent’anni non viene difficile crederlo. Dopo aver affisso il fatidico chiodo alla parete di casa per appendervi gli scarpini, Tassotti si è subito cimentato con la panchina, diventando la spalla di tutti i tecnici passati da Milanello nel primo decennio del terzo millennio: da Cesare Maldini al già citato Ancelotti, passando per i vari Max Allegri, Clarence Seedorf e Pippo Inzaghi. Un periodo lunghissimo nel quale i trofei si sono alternati alle cadute. Un’altalena fondamentale per chi deve gestire uno spogliatoio. Insomma se Sheva dovesse aver bisogno di consigli non ha che da voltarsi alla sua destra e chiedere.
     
    Le premesse per continuare a far sognare i tifosi più speranzosi dunque non mancano. Eppure, siccome nella vita c’è un’unica certezza, se avete il Grifone nel cuore e magari siete pure scaramantici forse dopo aver letto queste righe sarà meglio dare una bella sfregata al vostro amuleto preferito. Qualunque esso sia.
     

    Altre Notizie