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A poco più di venti giorni dall'inizio della nuova stagione il Genoa resta un cantiere aperto. Esattamente come la maggior parte delle altre piazze. Ma con una sostanziale differenza. Mentre altrove la fisionomia di ciò che si sta costruendo assume contorni ben delineati, a Pegli si è ancora in attesa di posare la prima pietra. Tante, troppe, voci su possibili o presunte trattative di mercato ma nessun acquisto ufficializzato malgrado un organico ridotto di un buon 50% rispetto alla fine dell'ultimo torneo.

Eppure la strategia che Faggiano e Preziosi intendono seguire appare chiara ed è incredibilmente simile a quella adoperata nell'ultimo mercato invernale. Pochi, pochissimi investimenti veri e tanti arrivi, possibilmente d'esperienza e con un passato rossoblù nel curriculum, a zero euro. Una linea che effettivamente nella seconda parte della passata stagione ha dato i suoi frutti portando una squadra data per spacciata al giro di boa all'ennesima salvezza. Da qui nasce la convinzione che sia molto meglio puntare sull'usato sicuro piuttosto che azzardarsi in rischiosi esperimenti con giocatori che abbiano ancora tutto da dimostrare. Un assioma ancor più vero in un torneo come quello italiano diventato ormai un autentico cimitero per elefanti, vista l'età media dei giocatori che ne fanno parte.
Osservandola in controluce la politica genoana ha però anche un'altra chiave di lettura. Portare in rossoblù soltanto prestiti o gente arrivata all'ultimo giro di giostra significa non avere un minimo di programmazione per il futuro. O per dirla con parole che vanno molto di moda, non prendere in considerazione alcun progetto a medio termine. Vuol dire saper già di dover stravolgere una squadra a fine stagione, indipendentemente da quello che saranno i risultati raggiunti. Non certo il modo migliore per guardare al domani con ottimismo. Anche se tutto ciò in fondo non è certo una novità in casa Genoa, dove il navigare a vista sembra essere l'unico filo d'unione tra una stagione e l'altra.