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Luglio e agosto sono i mesi del Genoa. I rossoblù, dopo un annata non all'altezza delle aspettative, provano il grande salto con un mercato da urlo: arrivano nomi affermati come Toni, Ranocchia Veloso e Rafinha, e scommesse che portano i nomi di Destro, Chico, Zuculini. Preziosi diventa il re del mercato con i suoi 50 milioni spesi, l'asticella si alza, i tifosi sognano e Gasperini gongola nonostante il suo rapporto con il presidente non sia quello di una volta. Nessuno vuole staccare i piedi da terra, si predica calma per trovare l'amalgama.

La rovesciata di Mesto a Udine porta i tre punti che sembrano lanciare fin da subito il Genoa. Al ritorno dalla sosta con le Nazionali, ecco la doccia fredda: il Chievo passa a Marassi con un rotondo 3-1, Preziosi perde la calma predicata e si infuria con Gasperini: è l’inizio della crisi tra il presidente e la guida tecnica. L'allenatore non riesce a trovare il bandolo della matassa, Veloso è completamente fuori forma, Rafinha è ancora timido e Toni stenta a trovare il gol anche perché poco assistito. Arrivano in fila i due pareggi contro Parma e Fiorentina, e la sconfitta di Milano contro il Milan.

Qualcosa non va, il Genoa non è più quella squadra spettacolare e piena di energie di qualche tempo fa. La vittoria con il Bari porta un po' di sereno, dopodiché arriva la sconfitta di Roma contro i giallorossi di Ranieri. Manca la continuità di risultati, e le due partite in casa contro Catania e Inter non danno la scossa sperata. Il 7 novembre è la data della seconda rivoluzione rossoblù: arriva ancora una sconfitta esterna, l'ultima di mister Gasperini dopo cinque anni alla guida del Grifone, e a dare il colpo di grazia è il Palermo. Il giorno seguente Enrico Preziosi, tra lo scalpore generale e con una certa intempestività, annuncia ufficialmente l'arrivo di Davide Ballardini. 

A lui tocca l'ingrato compito di cancellare il ricordo del Gasp sempre vivo nei tifosi. La prima del neo allenatore è in casa contro il Bologna: sugli spalti striscioni per Gasperini, in campo la vittoria bissata dalla testata di Ranocchia che batte il Cagliari tre giorni dopo. Il primo stop Ballardiniano arriva con la Juve in casa. Da lì in poi il nuovo allenatore decide di mettere mano alla squadra: niente più esterni, si riparte con il rombo di centrocampo che però ha due problemi: non c'è un trequartista vero in rosa e manca un incontrista.

Il centrocampo rossoblù con Veloso, Milanetto e Kharja non solo è troppo lento nell'impostare ma va sempre in difficoltà quando si tratta di difendere. La strada però è quello e si inizia a parlare di mercato. Nel frattempo il campionato non si ferma: pareggio 'ghiacciato' a Brescia, vittoria a Lecce e sconfitta con il Napoli in casa. Cambiano gli allenatori ma il Genoa non riesce proprio a spiccare il volo. L'occasione giusta per cambiare il passo potrebbe essere il derby, ma la stracittadina è bloccata dalla neve che imperversa su Marassi e fa rimandare la partita.

A Preziosi questo Genoa sembra non piacere ancora: nel gennaio 2011 avrà luogo la terza rivoluzione in poco più di sei mesi. Se ne andranno due pilastri della squadra come Criscito e Ranocchia, e Preziosi sarà di nuovo pronto per ritagliarsi uno spazio importante nel mercato. I primi 'botti' sono già arrivati: Paloschi e Antonelli si trasferiscono dal Parma al Genoa, percorso inverso per Palladino e Modesto con conguaglio di 7,5 milioni… Che la terza rivoluzione abbia inizio.