Claudio Gentile, ex difensore della Juventus, ex commissario tecnico dell'Under 21, ultimo a vincere un Europeo di categoria, parla a ilgiorno.it di quella che è stata la sua esperienza da allenatore: "Cacciato da vincente? Perché non mi sono piegato al sistema, perché avevo dei padroni ma non volevo padrini. Negli anni in cui ero in Federazione e allenavo subivo pressioni per far giocare tizio o caio, ma io sono sempre stato per la meritocrazia. E ho bloccato un ingranaggio che nel Palazzo non andava bene".

SULLE PRESSIONI - "Che tipo di pressioni? Dirette, soprattutto. Altre volte indirette, passavano sulla mia testa e arrivavano tramite dirigenti federali su richiesta dei club: fai giocare questo piuttosto che quest’altro,una presenza in azzurro alza il costo del cartellino. Io non accettai compromessi, né soldi, né favori. Per tutti diventai un nemico. Alla fine non sono bastati nemmeno i risultati, perché il non aver dato retta a certe richieste mi si è ritorto contro. È il brutto di questo paese, chi è onesto non è considerato, anzi viene messo da parte. Sono tredici anni che non alleno, ma non mi arrendo. E aspetto...".

SUL 2006 - "La verità è che in quel maledetto 2006 fui “tradito“ da alcuni dirigenti federali: la Juventus mi aveva fatto un’offerta ed io stavo per accettare. Ma la Figc mi disse che avevano un progetto per me per il post-Mondiale, poi a fine luglio ci ripensò. Persi la Juventus per un mio gesto di onestà. Da allora ho ricevuto solo qualche offerta dall’estero, ma io voglio allenare in Italia. E a 65 anni non mi sento affatto vecchio".