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Ma che cavolo, Gianni, mica si fa così. Lasci il mondo, i tuoi affetti e i tuoi amici per uno stupido black out del tuo grande cuore mentre il pianeta del quale tu eri cittadino onorario ovunque andassi gocciola sangue come il Cristo in croce. Avresti potuto e dovuto raccontare i giorni, le ore e i minuti di quella che, nei sogni più angosciati della notte, può anche apparire come il preludio alla fine di tutto. Avresti potuto e dovuto metterti di traverso e stoppare la negatività di quel pensiero. Ne avevi diritto e capacità narrativa.

Quella "succhiata" e poi addirittura perfezionata dalle mammelle del tuo (scusa, anche un poco mio) amico e maestro Gianni Brera. Lui che volò via sopra un carro di fuoco a gennaio di ventotto anni fa proprio, pensa un po' l'ironia della sorte, alle porte di Codogno. Un paesino che soltanto i suoi abitanti sapevano indicare sulla cartina geografica e che, oggi, tutto il mondo conosce come luogo numero uno europea della nuova peste. Scrivesti (scrivemmo) pagine memorabili e dolenti su quell’abbandono improvviso. Mai mi sarei aspettato di dover replicare quel requiem, oggi, per un amico e compagno di viaggio lungo le praterie di una professione bellissima e aggregante come la nostra.

Dire che sono sbacalito tanto da sentirmi quasi spento è poco e non rende l'idea. Brucio, insieme con le nostre sorelle sigarette via una l'altra, aggrappandomi ai tuoi "cattivi pensieri" di tutte le domeniche mattina che regalavi alle gente come perle di saggezza e di stilettate etiche condite di ironia. Cerco di seguirti su quella via, mon ami: per caso te ne sarai mica andato per paura che la prossima stretta del governo prevedesse la chiusura dei tabaccai? Non avresti accettato di dover vagare nottetempo per i vicoli della città in cerca di un onesto spacciatore di Gauloise. Toccherà farlo a me, se succederà. Ne comprerò una stecca anche per te. Nuvole di fumo azzurrognolo dietro le quali ci stavi tu come simbolo perfetto di un giornalismo non solo sportivo che, in realtà, era autentica cultura e appassionata condivisione umana. Dal pallone alla bicicletta, da Maradona a Pantani, dai totem degli stadi alle strade del Tour per far capire a tutti che non esistono gli eroi ma che più  spesso sono tutti poveri cristi in croce.
Adesso che sarai già al fianco del Maestro del quale, su questa terra, avevi persino un'identità morfologica quasi simile e parentale potrai godere del suo abbraccio e dei complimenti che certamente ti riserverà per essere riuscito a non tradire mai le regole del gioco giornalistico e di quello letterario tenuti ben saldi con la colla della saggezza e dell’onesta intellettuale, costi quel che costi. Non ti sarai presentato a mani vuote, certamente. Provviste deliziose nella cesta del pic nic sulle nuvole. Le ricette scovate negli angoli più segreti insieme con la tua Paola e, naturalmente, del buon vino. Il Giuan, stanco di nettare e ambrosia, gradirà parecchio. E tra il fumo della pipa, suo, e delle sigarette, tue, racconterai di te al maestro. Insieme scriverete fiabe vere per gli angeli.

Una di queste, ne sono certo, sarà quella del tormentone con il quale mi "perseguitasti" per una vita facendo finta di non perdonarmi mai. Quella volta che, in partenza per Rijeka con la Juventus in Coppa, all'aeroporto di Caselle io improvvisamente mi sentii male e rinunciai a salire sull'aereo. I bagagli erano già stati imbarcati. Chiesi se fosse possibili avere la mia valigia e venni accontentato. La mia era identica alla tua. Lo scoprii quando l'aprii una volta a casa. Tu facesti lo stesso una volta arrivato in hotel. Rammento la tua telefonata da brividi. Fisicamente molto diversi, per te quello scambio fu un dramma. Tre giorni senza poterti cambiare manco le mutande e i pedalini. Raccontala al Giuan. Riderà come soltanto lui sa fare. Ciao Gianni.

@matattachia