Gilagol è tornato, anche al Franchi. Esclusa la rete in nazionale contro le Far Oer, Alberto Gilardino prima di ieri non segnava a Firenze, davanti ai tifosi viola, dallo scorso 28 marzo. Quel 4-1 all’Udinese rimasto «famoso» per molti motivi: l’ultima vittoria della Fiorentina prima che la settimana passata i viola si sbloccassero col Parma, e l’ultimo gol del Gila, che invece aveva già ritrovato a Marassi 10 giorni fa la via della rete. Poi la zampata di ieri, a scacciare l’ultimo tabù, la numero 130 in serie A (in 323 presenze). 

E’ ripartito, per non fermarsi. «Per quest’ anno l’obiettivo è avvicinare quota 150», ha detto Gila in un’intervista andata in onda ieri sera su Quarta Rete tv Torino. L’attaccante si è «confessato» nei giorni scorsi, quando è tornato nella sua Cossato, in provincia di Biella, per inaugurare un campo sintetico di calcio basket, premio che la Figc ha fatto al comune di provenienza di ogni giocatore campione del mondo nel 2006. La storia azzurra di Gilardino continua, unico viola ad essere convocato da Prandelli.

Lui ha parlato del vecchio maestro, e del rapporto col nuovo tecnico. «Con Mihajlovic sono solo quattro mesi che lavoro insieme, è poco tempo ma si è già instaurato un buon feeling». E Gila ha intenzione di dargli una mano, a modo suo. «Voglio arrivare almeno a quota 15 reti in questo campionato, un attaccante dovrebbe riuscirci sempre». In mezzo alla sua gente, Gilardino ha rivendicato l’orgoglio della origini («Mi sento piemontese, e sono felice di andare in giro a dirlo»), ma ha rivelato un debole per la sua città d’adozione: «Firenze mi piace, ha una dimensione che mi si addice». Una «contaminazione» che ha riguardato anche i suoi gusti: «Amo tartufi e funghi, specialmente in questo periodo... E poi vini tosti, piemontesi, come il Barolo. Anche se da quando sono in Toscana ho imparato ad apprezzare il Brunello di Montalcino o un buon bicchiere di Chianti».