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L'attaccante francese del Milan, Olivier Giroud, ha parlato dal palco della presentazione del suo nuovo libro "Crederci, sempre. Perché ho fiducia nella vita, in Dio, in me stesso e nel destino" a Casa Milan. Ecco le sue parole alla presenza del nostro inviato Daniele Longo.

IL LIBRO - "Volevo scrivere questo libro. Lo scrittore di un libro su Deschamps mi ha contattato perché voleva scrivere un libro sulla mia vita; ho preso del tempo per riflettere. È un po' strano perché sono ancora un giocatore, ma alla fine ho deciso di scriverlo; ringrazio lo scrittore: abbiamo fatto un grande lavoro insieme".

NATO DA UN INCIDENTE - "Tanti bambini sono nati con questo "incidente" (ride, ndr)... Mia madre mi ha raccontato di aver combattuto contro sé stessa. quando era incinta di me; ho ricevuto tanto amore da lei nella mia vita".

FEDE - "Per me la fede è davanti. È importante ricordare i momenti difficili: so dove ho cominciato la mia carriera, so quanti sacrifici ho fatto per arrivare a questo livello e questa fede è stato il filo rosso della mia vita. Ho imparato i valori da trasmettere ai miei figli: rispetto, amore e umiltà. Per me è naturale parlare di fede nel mondo del calcio. Sono una persona socievole e voglio essere un esempio per i miei fratelli in Dio e per quelli che si pongono delle domande in merito".

SHEVA - "Negli anni del grande Milan, tra il 90 e il 2000, ero un grande tifoso del Milan. Ho visto tanti video di Van Basten e di Papin, volevo segnare come loro. Sheva era per me la classe, l'esempio, il calciatore preferito: lui poteva fare gol in tutti i modi e mi piaceva la sua mentalità, caratterizzata dal battagliare e dal mai mollare. Quando l'ho incontrato avevo le stelle negli occhi".

LA CHIAMATA DI MALDINI - "Ero a Nizza con la Nazionale. Il mio manager mi ha detto che sarebbe stato meglio parlare in Facetime con Maldini: per me era una cosa speciale, è una leggenda del Milan. Mi piace il rapporto con lui e Massara. Ho parlato con loro senza problemi e per me era un segnale di dover andare al Milan".
PIOLI - "La concorrenza è un tiramisù, è il mio dolce preferito. Non conoscevo tanto lo stile di Pioli, ma quando ho parlato con lui ho capito subito di poter lavorare molto bene insieme.

IBRA - "Ibra è una leggenda del Milan. Non gli ho detto subito che fossi un suo tifoso. I miei amici mi hanno regalato la sua maglia. Avevo un po' di apprensione nel chiedergliela... Lui ora mi prende in giro su questo".

IL DEBRY - "Emozione pazzesca, con la Curva Sud davanti a me. Sono stati due gol pesanti. Se l'Inter avesse vinto il derby sarebbe stata quasi irraggiungibile... Credo che Dio mi ha detto di crederci fino alla fine per il primo gol e anche per il secondo... Ho spinto De Vrij prima di fare quella corsa, così che sul passaggio di Calabria si è trovato in ritardo e dopo... boom! Tutti i tifosi mi hanno parlato di questo gol per 4-5-6 mesi, anche oggi! Succede solo a chi ci crede".



L'INTER SFIORATA - "Parlai con Lampard per trovare una soluzione, ma lui non voleva mandarmi via. L'Inter era molto interessata a me, ma ad un certo punto mi hanno detto che non c'erano più soldi per me. Mi voleva anche la Lazio. Ero disperato, volevo andare via. Potevo andare al Tottenham, ma avevo giocato nell'Arsenal. Era destino che fossi rossonero e non nerazzurro".