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Tre giorni. Non un minuto di più. Tanto è durata l'indignazione della classe dirigente per la più mortificante prestazione azzurra nella storia sportiva del paese, ovvero la spedizione sudafricana della nazionale di calcio. A caldo qualcuno aveva provato a mettere in discussione Giancarlo Abete, ma dopo un paio di tuoni e qualche fulmine, ieri sul presidente della Federcalcio è tornato a splendere il sereno. E cosi, mentre Nicolas Sarkozy sfida la Fifa - che ha invitato la politica a non interferire con lo sport - per ingaggiare un braccio di ferro con Jean-Pierre Escalettes (il capo del calcio francese) e costringerlo alle dimissioni, mentre da ieri la testa dell'omologo inglese è a rischio e rimarrà pericolante per parecchio tempo (insieme a quella di Capello), da noi è già tutto finito.
Un Europeo perso male nel 2008, due candidature a "paese organizzatore" bruciate (la prima contro Polonia e Ucraina), un mondiale finito in farsa e un movimento, per ammissione dello stesso Abete, alla canna del gas. Il bilancio fallimentare di questa Figc, incredibilmente, non suggerisce di intervenire in maniera drastica a nessuno.