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La settima International Sports Conference e la quarta edizione di Globe Soccer hanno avuto il loro primo momento di vita nel pomeriggio di una Dubai in gran spolvero per la fine del 2012, superati i dubbi dei Maya e in attesa della quarta esplosione dei fuochi riservati agli 828 metri della torre inaugurata il 4 gennaio 2010 e “riaccesa” ad ogni inizio di gennaio, in forma pirotecnica, per salutare il capodanno degli Emirati Arabi Uniti, con un messaggio intercontinentale.

L’inaugurazione dell’albergo più alto del mondo, 325 metri per 70 piani, il Marriott Marquis, riservata proprio all’evento calcistico che caratterizza le feste del football, è in linea con il tentativo di elevarsi proposto dal tema centrale di questo meeting “Etica nel professionismo…teoria e pratica”, offerto per primo a Michel Platini, presidente dell’Uefa ed ospite d’onore accolto dal Dubai Sports Council e dalle autorità degli emirati.

Platini, scortato sul palco del Marriott dal moderatore, Toni Damascelli de Il Giornale, ha centrato il tema dell’etica rendendosene testimone vivente e proiettandolo sul futuro del football: “Mi invitate a parlare di comportamenti etici – ha detto – e spero siate coscienti di aver invitato un praticante e non un teorico, un calciatore e non un professore di filosofia. Ho giocato qualche anno e le cose per me erano molto chiare. Non ho mai preso un cartellino rosso e il mio modo di essere sul terreno di gioco è stato talmente irreprensibile dal rendermi popolare, con logica approvazione del pubblico. Poi sono divenuto dirigente e in forza del ruolo sono stato costretto dalle mie responsabilità a prendere delle decisioni. Quando l’Atletico di Madrid è stato sanzionato dalla commissione disciplinare dell’Uefa per le azioni dei suoi tifosi, di colpo sono stato detestato dai soci del club, e così con il Fenerbahce – sospeso un anno per dei matches arrangiati – ed i suoi soci, o con gli editorialisti inglesi per delle idee della Premier League da me giudicate prive di senso. Questo prova che la popolarità non ha niente a che fare con l’etica”

Il Presidente dell’Uefa ha toccato poi il ruolo dei professionisti, con un passaggio dall’olimpismo fino all’inquinamento prodotto dai Paesi dove lo sport di Stato provocò la militarizzazione di tutte le discipline. Il punto di arrivo, in tempi di scommesse e di corruzione è stato brutale ma serio: “Una verità pertanto si impone alla base di tutte le riflessioni sull’etica dello sport professionale nel calcio. I giocatori sono pagati e sovente bene per vincere. Questo vuol dire che devono impegnarsi con tutti i mezzi corretti per far trionfare i propri colori ed ogni altro modo di essere diventa immorale e contrario all’etica. Questo patto etico giustifica la remunerazione e chi non lo rispetta lavora contro l’etica e trucca un risultato, perché non gioca per vincere. L’essenziale è vincere, vincere rispettando le regole.”

Il Platini dirigente è poi partito dalla necessità di dare a tutti le stesse possibilità, per arrivare a constatare che nel calcio questo nella pratica non esiste, fino ad arrivare al cavallo di battaglia del fair play finanziario: “Ho introdotto questo concetto tre anni fa per evitare che tutti i risultati fossero freddamente determinati dalla disponibilità di soldi, estranei ai frutti della buona gestione di un club. Quando sono diventato Presidente dell’Uefa quella che era considerata la Coppa dei Campioni era divenuta di fatto un torneo al quale partecipavano in numero di maggioranza club terminati al secondo, terzo o quarto posto del proprio campionato nazionale. Per questo ho voluto un meccanismo correttivo che favorisse prioritariamente l’accesso dei campioni nazionali, con il recupero dei paesi più piccoli ma dotati di grandi squadre e con tradizioni fantastiche, come Danimarca,Scozia, Slovacchia, Ungheria, Repubblica Ceka, Croazia o Serbia.”

Platini si è soffermato sul lavoro preventivo contro le organizzazioni criminali che vedono l’organizzazione del calcio come un mercato forse meno rischioso e più lucrativo di altri:”Noi sorvegliamo con un sistema d’allerta i campionati di prima e seconda divisione di 53 Paesi, e lo facciamo anche per le gare di coppa, ma abbiamo bisogno della massima collaborazione. I soldi sono il problema e lo diventano anche con le multiproprietà dei contratti dei giocatori. In troppi Paesi la comproprietà dei contratti viene accettata, col risultato che si è di fatto creato un moderno metodo per inibire la volontà del calciatore di fronte a decisioni essenziali per il suo avvenire e la sua carriera. Agenti ed opachi investitori esterni determinano patti e scelte. Inghilterra e Francia hanno interdetto questo sistema ed io sono favorevole a che tutta l’Europa faccia lo stesso.”

 

Il presidente della Uefa ha  poi riservato un duro attacco  alla comproprietà: "I soldi nel calcio sono il problema e lo diventano anche con le multiproprietà dei contratti dei giocatori", ha affermato il massimo dirigente calcistico europeo. "Il risultato è che s'inibisce la volontà del calciatore di fronte a decisioni essenziali per il suo avvenire. Agenti e opachi investitori esterni determinano patti e scelte". Platinì ha concluso con un auspicio: "Inghilterra e Francia hanno interdetto questo sistema e io vorrei che tutta l'Europa facesse lo stesso".

Platini ha anche confermato il suo "no" alla moviola in campo: "No, gli arbitri vanno aiutati ad arbitrare. La tecnologia non mi piace, se devo spendere 50 milioni preferisco darli a chi ne ha bisogno".

La sintesi finale è un mix tra etica, democrazia, lotta alla corruzione, fair play finanziario, eliminazione dei conflitti di interesse e interdizione delle partecipazioni esterne nei contratti dei calciatori, fino all’auspicio di un campionato d’Europa per l’Europa nel 2020.