Commenta per primo

Nando Dalla Chiesa, docente universitario, scrittore e politico (ex deputato ed ex senatore della Repubblica), da una vita studia e approfondisce temi legati alla criminalità organizzata e ai suoi rapporti con la politica, con lo Stato e con la vita pubblica. Figlio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, Nando Dalla Chiesa è professore associato di Sociologia della Criminalità Organizzata presso l'Università degli Studi di Milano e ha scritto libri come 'Il potere mafioso. Economia e ideologia' e l'ultimo 'La convergenza. Mafia e politica nella seconda repubblica'. Per quanto riguarda il calcio, Dalla Chiesa, tifoso dell'Inter, ha scritto 'La farfalla granata. La meravigliosa e malinconica storia di Gigi Meroni il calciatore artista', 'Capitano, mio capitano. La leggenda di Armando Picchi, livornese nerazzurro' e 'La partita del secolo. Storia di Italia-Germania 4-3'.

Ai microfoni di Calciomercato.com, Dalla Chiesa parla di calcio e politica, con un sguardo particolare alle infiltrazioni della malavita organizzata nel mondo del pallone.

Alcune inchieste, in particolare quella in corso presso la Procura di Napoli, stanno mettendo in evidenza la presenza sempre più invasiva della criminalità organizzata nel mondo del calcio, in particolare per quanto riguarda le scommesse. Anche il presidente dell'Uefa Michel Platini ha lanciato l'allarme sulle scommesse clandestine. E' davvero così grave la situazione?
"Ha ragione Platini. C'è un libro, 'La mafia nel pallone', che mette mirabilmente in vista il problema, che è sconcertante, per la quantità di presenze malavitose nel calcio, presenze che vanno dalla Serie A alle serie minori. Le associazioni mafiose mettono le mani sulle scommesse, attraverso una intensa ramificazione di contatti. I rapporti fra la criminalità e i calciatori sono facilitati dalla presenza di questi ultimi nelle discoteche più vulnerabili. Si incontrano in alcune discoteche, dove i criminali vanno apposta per percare i calciatori, fin dai tempi di Maradona. Poi ci sono anche alcuni ex calciatori che, per mantenere un tenore di vita uguale al precedente, si mettono a fare da intermediari. In parallelo, poi, le organizzazioni entrano anche direttamente nelle società: abbiamo visto il caso Potenza, abbiamo visto Chinaglia, che ha tentato di rientrare nel mondo del calcio con i soldi dei casalesi. E' un vero e proprio accerchiamento intorno al calcio: da una parte le scommesse, con i calciatori in primo piano, dall'altra i tentativi di ingresso in alcune società".

La nota positiva arriva dalla Nazionale. La recente visita a Rizziconi, con l'allenamento sul campetto sequestrato alla 'ndrangheta, è stato un successo enorme: migliaia di persone, soprattutto bambini, hanno accolto gli azzurri in modo trionfale...
"Un segnale bellissimo. Sono le cose belle che il calcio a volte riesce ancora a regalarci. L'evento ha avuto una eco grandissima, anche al di là del mondo del calcio. Per fortuna che c'è Cesare Prandelli. Non so quanti altri ct avrebbero avuto il coraggio di portare la Nazionale in Calabria".

Intanto, il governo Monti ha ripristinato il Ministero dello Sport. Cosa significa?
"Potrebbe avere anche un significato importante. Perché potrebbe significare la volontà di investire a livello preventivo nello sport, come via per lottare contro l'emarginazione o contro le tossicodipindenze. Ma potrebbe essere importante anche dal punto di vista sociale, per quanto riguarda la funzione sociale dello sport: che tipi di sport si praticano, quanto si praticano, quale sport viene incentivato e quale meno... Sono alcuni degli aspetti culturali e sociali dello sport che sono importanti anche per capire l'identità di un popolo e di una Nazione".

Legge sugli stadi: il presidente del Coni Gianni Petrucci e il presidente della Figc Giancarlo Abete assicurano che sulla comunità non ricadrà nessun onere per quanto riguarda la costruzione di nuovi stadi. Tutto sarà a carico dei privati: sarà davvero così?
"Chi pagherà? Sono cose che si vedono sempre dopo. Come vengono spesi i soldi si vede sempre dopo. Il governo attuale comunque dovrebbe spenderli in modo abbastanza attento, anche perché la sua forza è quella di poter fare cose, in questo momento, sgradite ma utili".

Come vedrebbe un nuovo stadio a Milano? Non avrebbe nostalgia di San Siro?
"Non sono tra quelli che desiderano un nuovo stadio a Milano. Non vedo nessuna ragione per lasciare San Siro. Lo stadio non è una necessità a Milano: il Meazza è bello, è grande ed è conosciuto in tutto il mondo. Ha 80.000 posti e non è quasi mai strapieno, credo quindi che se anche si rinunciasse a mille posti per renderlo più accogliente e moderno, non sarebbe un dramma, senza bisogno di costruirne uno nuovo".

Il problema, per come vengono intesi gli stadi moderni, potrebbe essere la mancanza di spazi per un'area commerciale...
"Basterebbe un collegamento migliore con il resto della città per quanto riguarda i mezzi di trasporto, e poi lo rendano più attraente...".

Qustione Calciopoli: cosa pensa del 'tavolo della pace' proposto dal presidente della Juventus Andrea Agnelli e accolto favorevolmente da Coni, Figc e dal presidente dell'Inter Massimo Moratti?
"Capisco il senso della proposta, nell'ottica di farla finita con questa faccenda, che rischia di aggrovigliarsi all'infinito. Sarebbe bello però se la Juve chiedesse scusa, non sarebbe male se dicesse: "Abbiamo fatto una figuraccia, chiediamo scusa". Aggiungo che non sarebbe male se ognuno, per quanto di grande o di piccolo ha fatto di male in quegli anni, chiedesse scusa. Diciamo che servirebbe una 'operazione Mandela', che riportasse la pace nel mondo del calcio e aiutasse a ripristinare una convivenza civile fra le sue varie componenti".