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A qualche sprovveduto incosciente oppure a quegli intellettuali di professione che se la tirano con la puzza sotto il naso potrebbe passare per la mente una battutaccia a far loro dire che “oggi è morto un bischero”. Bestemmierebbero e si coprirebbero di infamia. Se ne è andato Aldo Biscardi. Un rivoluzionario autentico per le cose che ha fatto e per le sue geniali intuizioni applicate, in una vita, a un mondo il quale senza di lui sarebbe lentamente ma inesorabilmente affogato nella banalità e nella tediosa consuetudine.

Un giullare, nel senso più positivo e nobile di quel termine con il quale, in lingua occitana, venivano definiti i cantastorie, i guitti e anche i ciarlatani sempre al servizio del popolo nel loro tentativo di mostrare il re nudo. Come Dario Fo, per la cultura planetaria, Biscardi è stato e dovrà essere ricordato come il rompiballe del Potere, quello sportivo e quello televisivo. Celato dietro la maschera, talvolta scomoda del buffone, si nascondeva un uomo di grande spessore professionale e culturale. Parlava in latino come se fosse la sua lingua madre, non per stupire ma perchè si divertiva nel farlo. Discuteva con competenza reale di ciascun problema che potesse riguardare la vita di ciascuno, dalla politica al sociale, schierandosi sempre al fianco degli ultimi e dei diseredati. Giornalisticamente la sua formazione in quel grande quotidiano che fu Paese Sera gli impediva di esternare e di scrivere senza prima aver attivato il cervello. Qualità sempre più rara, oggi.

Certamente gli piaceva anche stupire. Aveva il senso dello spettacolo e lo volle applicare a quel mondo che, prima di lui, si mostrava alla gente ingessato nel doppiopetto di una seriosità inadeguata al concetto di gioco e di divertimento. Fu così che con il suo “Processo” il giullare del Dio Palla seppe rompere gli schemi di quel castello incantato il quale così incantato non era. Tutti insieme avanti e nudi fino alla meta, dietro di lui che guidava il gruppo. Il gioco del pallone come teatro e come rappresentazione di vita vera. Con tutte le esagerazioni e i paradossi dell’esistenza quotidiana gestiti, però, in maniera intelligente e persino innovativa. Erano trent’anni che Biscardi si batteva per la “moviola in campo”. E’ appena riuscito a vederla “off limits”.

Con lui, per una generazione almeno, i suoi compagni della compagnia di giro. Ciascuno destinato al proprio ruolo e alla propria rappresentazione specifica per un copione studiato e diretto da un regista astuto e capace. Talvolta sul palco volavano ortaggi e pomodori, ma anche questo faceva parte della Grande Commedia biscardiana. Maurizio Mosca, la sua “spalla ideale” come Campanini per Walter Chiari, oggi sarà stato sulla porta dell’infinito per aspettarlo e per abbracciarlo dopo il suo arrivo. In mano un pendolino da rabdomante, per farsi insieme altre quattro risate. Ciao Aldo e grazie di tutto.

@matattachia

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