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Il bello del calcio è che ogni opinione, anche la più scomoda o improbabile, ha diritto di cittadinanza e merita rispetto. Detto questo, anche il più incallito degli scettici dovrà arrendersi all'evidenza che un signore che di nome fa Pep Guardiola ha cambiato per sempre il volto del gioco più bello del mondo, come lo intendiamo oggi. E anche il Mondiale di Russia che entra nella sua fase decisiva è stato un ottimo manifesto di quanto la filosofia del tecnico catalano abbia attecchito: dopo essere stato il motore della golden age del calcio spagnolo, ha modificato, con risultati sotto gli occhi di tutti, gli stili di Germania e Inghilterra, guarda caso i due paesi nei quali ha lavorato più recentemente. 

FINALMENTE DE BRUYNE - E poi, dopo aver assistito alla prestazione da urlo del Belgio contro il Brasile e in particolare a quella di un giocatore decisivo ai fini del risultato, il mondo calciofilo deve quanto meno un ringraziamento a Guardiola per averci regalato "questo" Kevin de Bruyne. Si era nascosto bene fino ad oggi l'asso del Manchester City, in un Mondiale in cui le fatiche della solita logorante stagione inglese avevano presentato il conto ma, come tutti i grandi attori, ha deciso di prendersi la scena quando la posta in palio si è fatta più alta e succulenta. Contro la favorita principale per la vittoria della Coppa del Mondo, si è finalmente rivisto il fenomeno capace di infiammare il popolo dei Citizens e di trasformare la sua squadra di club in una macchina di gioco e spettacolo.
L'EREDE DI DON ANDRES - Un'evoluzione, una trasformazione quella del de Bruyne "tuttocampista" che ha la sua genesi nell'arrivo in Premier League del Pep. Da trequartista o attaccante esterno bellissimo da vedere ma tremendamente discontinuo, l'ex di Chelsea e Wolfsburg è oggi, a 27 anni, la riproduzione più fedele di quello che a Barcellona fu un certo Andrés Iniesta nel periodo migliore della storia blaugrana. Con caratteristiche chiaramente diverse, più fisico, più di corsa rispetto all'Ilusionista, ma con la stessa capacità di interpretare tutte le posizioni della mediana che ha pochi eguali in giro per il mondo. De Bruyne ha iniziato il Mondiale da mezzala a sostegno dell'unica punta Lukaku, ma contro il Brasile, nella sua esibizione più riuscita, da regista più arretrato in mezzo a Fellaini e Witsel ha mostrato tutto il suo potenziale. E allora, lode a Guardiola, l'uomo che ha cambiato il calcio moderno e che ci ha regalato "l'erede di don Andrés".