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Riapriamo gli stadi - anche gli stadi - solo a chi ha il Green pass. Una decisione giusta, in linea con quanto sta accadendo in qualsiasi settore e in quasi tutti i paesi: economia e vita devono andare avanti, purché in sicurezza. Questa del resto era stata anche la richiesta delle società di Serie A, terrorizzate dall'idea di dover affrontare un altro campionato senza incassi. Inizialmente si aprirà al 50 per cento: non tutto, ma probabilmente il massimo possibile in questo momento.

Allo stadio andranno dunque soltanto coloro i quali hanno il Green pass, seduti a breve distanza dagli altri spettatori, con tanto di mascherina. Mentre i tifosi assisteranno alla partita in una situazione in cui la loro salute è garantita a sufficienza, a pochi metri di distanza i calciatori non saranno altrettanto sicuri. Perché? Semplice: perché per loro il Green pass non è obbligatorio. Anche se entrano in contatto ravvicinatissimo uno con l'altro, anche se (ovviamente) non hanno la mascherina.

Quando i presidenti di Serie A hanno pensato alla riapertura degli stadi in sicurezza, e quindi con il Green pass, per incassare denaro, perché non hanno riflettuto anche sulla salute dei loro atleti? Perché non si sono interessati a quanti di loro non siano vaccinati o addirittura no-vax? La risposta potrebbe essere questa, decisamente triste: perché a loro importa che ci sia il pubblico che porta soldi e sanno che questo è possibile solo con il Green pass; se poi gli attori dello spettacolo rischiano di essere contagiati, pazienza.
Una situazione paradossale. Peggio: ridicola. Eppure la soluzione sarebbe semplice: basterebbe imporre il Green pass a tutti coloro che entrano allo stadio, pubblico, steward, dirigenti e, naturalmente, calciatori. Chi non ce l'ha, non entra. E se è un giocatore, non gioca.

@steagresti